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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2011

This must be the place and Irish Breakfast

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 “Come mai, con tutti i vizi che mi sono concesso, non ho mai fumato? - È che sei ancora un bambino. Solo i bambini non hanno voglia di fumare»
Questo è This must be the Place. (Per il trailerclicca qui). Primo film americano di Paolo Sorrentino, caratterizzato dal ruolo graffiante di un ex rockstar, Cheyenne, interpretato con incredibile grazia e umorismo da Sean Penn. Cheyenne (uguale a Robert Smith dei The Cure), vive in una lussuosa villa in Irlanda, ha 50 anni, parla in maniera buffa e ride ancora meglio, mette rimmel e rossetto, non suona da un’eternità, crede di essere depresso ma col tempo scoprirà di essere molto più vivo di chiunque altro. 
La storia si sviluppa in due fasi: la prima, in Irlanda in cui Cheyenne gioca con il tempo (squash, centri commerciali e talent scout di improbabili nuove band), insieme alla sua adorabile moglie (Frances McDormand premio Oscar nel 97 con Fargo) e continua con la seconda parte, negli Stati Uniti con la morte del padre e la cacci…

Il Drugo Lebowsky è un Dudeista?

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Quanto tempo abbiamo nella vita da dedicare a qualcosa di speciale, fuori dalla routine? Il tempo che abbiamo ci basta? Un vecchio filosofo una volta ha scritto che “il tempo che abbiamo non è poco, ma noi ne buttiamo via molto”. Indubbiamente il concetto spinge a pensare: non solo al fatto che non riuscire a trovare il tempo per fare qualcosa forse è più segno che non vogliamo farla, ma anche al fatto che si possa decidere di spendere un tempo spropositato su qualcosa dal valore discutibile.
Sto volando troppo in alto, lo so, ma lo faccio per estendere il concetto a qualunque aspetto della vita. Ammetto, però, che il tormento che mi spinge a parlarne sgorga in realtà da ciò che ho visto gravitare attorno a quest’opera, che adoro e di cui volevo scrivere da un po’. Nella mia fantasia, quando nel ‘98 lo vidi per la prima volta,il Grande Lebowsky era una divertentissima presa di posizione contro i classici capisaldi della cultura statunitense, attaccando i loro cliché più tipici e…

I veli di “A Dangerous Method”

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Ancora una volta ho dovuto lasciare un film a decantare, prima di esprimere il mio pensiero al riguardo. Ancora una volta, infatti, la sensazione dominante all’uscita del cinema era “insoddisfazione”. Il perché è semplice: ho una considerevole stima per Cronenberg, di cui ho apprezzato molti lavori anche “spinti” (come Il Pasto Nudo, Inseparabili, Spider,…), e purtroppo l’aspettativa che nutrivo per questo lavoro non è stata premiata. Qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto, non saprei cosa, ma il risultato è sciatto, sconnesso, difficile da correlare… a tratti, direi, infantile… nonostante il considerevole cast utilizzato.
Ho letto altri articoli e recensioni su questa pellicola per cercare quel che temevo di aver perso, ma alla fine ho potuto solo ritenermi fortunato per non aver mai visto Prendimi L’Anima di Roberto Faenza, lodato ovunque come la reale ed efficace descrizione della torbida e intensa relazione tra il Dottor Jung e la sua paziente.
Così com’è, ciò che sc…