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Jumanji dopo il primo Jumanji, e i suoi popcorn

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Negli anni ’90, più precisamente nel 1995, uscì un film con Robin Williams che fece molto scalpore e che parlava di un gioco da tavola “magico”: si chiama Jumanji, come il film, e una volta iniziato a giocarlo, questo gioco trasporta all’interno dell’attuale realtà certe situazioni di un mondo presente in un’altra dimensione, generando caos e situazioni critiche. E non si può semplicemente smettere di giocare: qualcuno il gioco lo deve finire arrivando all’ultima casella (uno pseudo gioco dell’oca) perché tutto finalmente scompaia. Idea carina e originale, che ha catturato molto il pubblico, ma il passare tempo e l’evoluzione delle tecnologie cinematografiche gli ha fatto perdere sempre più il suo fascino originale.
Nel 2017 allora accade che il regista Jake Kasdan porta sullo schermo Jumanji – Benvenuti Nella Giungla, un sequel vincente che mette assieme una serie di innovazioni, non solo tecnologiche: l’ambientazione non è più nella realtà attuale, ma direttamente dentro il gioco; i g…

Guerre Stellari a bocconotti

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Ci siamo, la saga è terminata: 9 episodi nell’arco di oltre quarant’anni che portano avanti sordide trame, loschi figuri, eroi indimenticabili, storie d’amore, esseri delle più disparate nature, repubbliche e imperi, battaglie in cielo con astronavi e in terra con droidi, Jedi, Sith, spade laser e... la Forza.
Per noi fanciulli degli anni 70 e ragazzini degli anni 80, vivendo quindi in un’epoca che dal punto di vista tecnologico aveva ancora poco da offrire, la Forza e l’ordine degli Jedi avevano un fascino che condizionava fortemente le nostre fantasie. È probabilmente per questo che il nostro attaccamento alla trilogia originale è così elevato. Però va detto che anche fra le attuali generazioni si trova chi preferisce la saga originale (come ad esempio mia figlia) anche se quell’aspetto generazionale viene a mancare: probabilmente proprio il basso sviluppo tecnologico di quel periodo portava a richiedere molto più tempo per le riprese di un film del genere, e spesso a lavorare più su…

Motherless Brooklyn e la Cura per la Tourette

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Nella seconda metà del XIX secolo, il neurologo francese George Gilles de la Tourette offrì per la prima volta la descrizione di una sindrome, in realtà già notata nel ‘600, caratterizzata dalla presenza di tic motori e fonatori, che possono variare da essere molto lievi fino a divenire invalidanti, a seconda della loro natura e del soggetto che ne è affetto. Tuttavia si è dovuto aspettare quasi la fine del XX secolo per vedere finalmente questa sindrome riconosciuta ed inquadrata, con il nome di Sindrome di Tourette, nell’ambito delle manifestazioni di origine neurologica. La prima volta che io ne ho sentito parlare è stato all’interno del bellissimo film demenziale Tutte le Manie di Bob, con Bill Murray (memorabile in Ghostbusters, Lost in Translation e Broken Flowers), nel quale il protagonista è un ipocondriaco delle malattie mentali, e convinto di esserne affetto ne simula gli effetti in una divertente scena con il figlio del suo psichiatra.
Per farla breve, chi è affetto dalla Tou…

Ad Astra e il menù degli astronauti!

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Ad Astra è un film di fantascienza anomalo. Tanto per cominciare per il protagonista, che per la prima volta presta il volto a un astronauta, e poi perché si tratta di una pellicola molto 'intima'. 
Chi cerca grandi colpi di scena e suspence probabilmente ne resterà deluso, ma chi si avvicina in punta di piedi alla pellicola e senza grandi aspettative, potrà invece godersi un film che cerca il suo centro proprio nella storia del suo protagonista. Un sorta di 'viaggio di formazione' compiuto attraverso le stelle, compiuto con la determinazione di un protagonista che non ha niente di perdere nell'affrontare l'ignoto dello spazio sconfinato, ma solo da guadagnare. 

Il viaggio 'ad astra' del giovane astronauta è una ricerca 'intima' sulla propria storia e sulla propria infanzia più che una spedizione con fini scientifici. La ricostruzione della base spaziale sulla luna - tranquillamente accessibile con 'razzi di linea' - la percepiamo come qua…

Maleficent a i Pici all'Aglione.. per tirarmi su di morale!

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Perdonatemi, lo ammetto, è colpa mia, ma io non riesco proprio ad apprezzare le “trovate commerciali”. Non saprei come altro definire questo lavoro se non il prendere al balzo il seguito generato dal film precedente ed abbozzarne uno “scopiazzamento appiccicaticcio” solo per farsi il jackpot al botteghino. Non è sorprendente, anzi devo dire che era la mia amara aspettativa; figlia anche dell’analoga delusione che ho avuto dai sequel di Matrix. In entrambi i casi, infatti, il primo, l’originale, è stato un film che mi ha sorpreso ed entusiasmato (tanto da volerlo collezionare in DVD) mentre dei successivi ho preferito dimenticarne del tutto l’esistenza.

L’idea di fondo, in realtà, non sarebbe affatto male, e Angelina è sempre Angelina, ma la realizzazione risulta troppo affrettata, le scelte che vengono fatte da vari personaggi, anche chiave, nello svolgersi della trama sembrano spesso prive di un’evidente motivazione, proprio come alcune reazioni che, così, appaiono quasi ingiustificate…

Joker mangia Joker

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Joaquin Phoenix è un attore di altissimo livello. Fra i ruoli più memorabili da lui ricoperti spicca, almeno nella mia mente, quell’infingardo, vigliacco e crudele imperatore Commodo nel bellissimo film Il Gladiatore, dove riesce a imporsi come coprotagonista grazie alla sua capacità di rendere quasi naturale la cattiveria che sgorgava dal suo personaggio. E quello non è un caso isolato! Non sorprende quindi che sia stato scelto proprio lui, come protagonista di questa storia, da Todd Phillips, un regista che ha solo recentemente abbandonato il filone comico che lo aveva portato al successo: tra le sue commedie restano memorabili Road Trip, Starsky & Hutch, la trilogia di Una Notte da Leoni e la sua collaborazione al fenomenale Borat. Questo film, però, è completamente diverso.

L’ambientazione in una Gotham City in preda al degrado sociale e alla perdita dei valori è decisamente quella ideale, tuttavia la componente psicologica è uno degli elementi chiave della trama, e sia il regis…

Il Re Leone e lo spezzatino di Cinghiale

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Eccellente esperimento grafico: non c’è dubbio sull’alto livello di qualità raggiunto, niente da dire. Ma per il resto... non mi sento di premiare il risultato. Specialmente dopo la meraviglia che ho provato quando ne ho visto il Musical a Broadway, in New York: quella sì che era vera magia, tanto di cappello!

La trama è la stessa, come i dialoghi e le canzoni. Però nell’originale film di Disney l’animazione più infantile si adattava molto meglio al tutto, e tendo a ricordare più volentieri quella versione rispetto all’attuale. Non so se avrei reagito differentemente guardanolo in lingua originale: non mi sorprenderebbe dover riconoscere che un altro film dall’alto potenziale viene poi sciupato da un doppiaggio scadente, come è accaduto con Eragon per fare un esempio. Peccato, perché la mia opinione è che a livello mondiale l’Italia abbia sempre saputo dimostrare di avere delle capacità molto elevate in questo campo, forse addirittura un’eccellenza.
Ma sì, il film si può vedere tranquill…