Philomena e Guinness Cake



Tratto da una storia vera, Philomena racconta di un’anziana signora irlandese, molto credente, che nella sua giovinezza era stata allevata in un convento di suore cattoliche, soggiogata da regole ferree e severe punizioni.
Ignorante di tutto ciò che riguardava il sesso, come la maggior parte delle altre compagne in convento, si ritrova incautamente sedotta da un giovane attraente e ne rimane incinta. La reazione delle suore è violenta, con lei come con tutte le altre compagne che hanno avuto la stessa esperienza: parto doloroso e senza dottore, allontanamento dal figlio che può vedere solo un’ora al giorno e assegnazione del peggior incarico punitivo, la lavanderia. Questo finché, dopo pochi anni, il bimbo non viene preso e portato via (a insaputa della madre) da una famiglia adottiva, provocandole così un’atroce sofferenza. Sofferenza che lei, però, deciderà di tenere chiusa dentro di sé per lunghissimo tempo: solo dopo quasi 50 anni confessa tutto alla sua unica figlia (avuta più tardi), la quale deciderà di coinvolgere un giornalista per aiutare la madre nella ricerca del figlio scomparso.

Il contorto rapporto fra l’anziana, semplice e sdolcinata donna e lo scettico, vissuto e snob giornalista (oltretutto ex-politico caduto in rovina) è proprio il motore che alimenta lo svolgersi fluido e stimolante di una trama che incuriosisce. Picchi di rabbia e intolleranza (sociale, culturale e religiosa) si alternano a momenti in cui i due si avvicinano, lui stemperato e addolcito da un lato di lei che non riconosce in sé ma che ammira e rispetta. 

Altro protagonista fondamentale, solo apparentemente collaterale, è l'Irlanda.

Richiamata sovente nei dialoghi, nei riferimenti al simbolo della lira celtica (che ne è anche lo stemma) e la persistente presenza della principale bevanda d’origine: la Guinness.



E visto che si parla di addolcimento, di Irlanda e di Guinness, vi voglio proporre una gustosissima specialià tipica irlandese: la Guinness Cake al Cioccolato! 

http://www.cavolettodibruxelles.it

Come scrive Giallozafferano

La Guinness cake al cioccolato è una morbida e golosa torta, aromatizzata con birra Guinness, che ricorda un boccale della famosa birra irlandese grazie al contrasto di colore tra la base di colore scuro e la copertura di crema bianca.

La Guinness cake al cioccolato è realizzata da una tenera torta al cacao preparata con burro, zucchero di canna, uova e birra Guinness, che le dona un sapore e un retrogusto caratteristico e speciale, ricoperta da una crema fatta con mascarpone, philadelphia e zucchero a velo, dalla consistenza densa e cremosa, spatolata sulla superficie della base in modo da creare dei ciuffi. La Guinness cake al cioccolato è una torta davvero deliziosa e molto bella da presentare in tavola: riuscirete a stupire e soddisfare i vostri commensali!

Per la ricetta, vi consiglio di seguire quella del bellissimo blog Il Cavoletto di Bruxelles!

Enjoy

House of Card, Veep e un Hot dog


'Il potere è come il mercato immobiliare, quello che conta davvero è la posizione. Più sei vicino al centro, più alto sarà il valore della proprietà'.

Quest'anno la redazione per caso o per forza maggiore, si trova a guardare anche delle serie TV che hanno una grandissima affinità con il grande cinema, per cast, produzioni e sceneggiatura. A parte Gomorra che per grande parte di quest'anno ha rubato la scena agli altri, oggi parliamo di due serie ben fatte con temi simili ma generi totalmente opposti. 

Le due serie tv Veep e House of Card, che sono andate in onda su Sky l'anno scorso e torneranno a breve con le nuove stagioni rappresentano la politica come una incessante 'corsa al potere'. Lo fanno però in due modi totalmente diversi, in Veep sfruttando la risata e il potere comico e cinico delle situazioni in cui si trova coinvolta Selina e in House of Card puntando sulla forte caratterizzazione del protagonista Frank Underwood (Kevin Spacey), che come un moderno Machiavelli svela le sue trame e i suoi pensieri al pubblico, rivolgendosi direttamente alla camera da presa.

Si dice che Michelle Obama sia una grande fan di Veep (che è apparsa anche in un piccolo cameo) mentre suo marito preferisca House of Card. 

In questo video un esempio di retroscena della Casa Bianca secondo Veep. Selina Meyer - vicepresidente - a cui dà il volto una straordinaria Julia Louis Dreyfus è incapace e inadatta nel ruolo di Vice Presidente e in più con uno staff inconcludente e una certa propensione a combinare guai con epiche gaffe.



Con House of Card invece un fantastico Kevin Spacey sfodera dialettica, cinismo e sesto senso per distruggere chiunque incontri sulla sua strada verso il vertice della Casa Bianca, fiancheggiato da sua moglie, la bellissima e glaciale Robin Wright. Il risultato è fatto di monologhi e grandissima recitazione. Netlifx la nuova Web TV americana ha scelto House of Card con il suo cast d'eccellenza per acquisire nuovi clienti.



Tra una riunione con lo staff del presidente ed un incontro con una lobby americana, cosa c'è di meglio di un autentico Hot Dog? Consumato al volo e rigorosamente on the street … magari in una panchina sotto un albero tra la Casa Bianca ed il Lincoln Memorial.


L'Hot dog è uno tra i prodotti di street food più consumati al mondo, dopo il Taco e i Burritos. Per gustare l'originale Hot Dog dovete volare a New York, oppure potete provare a farlo a casa vostra seguendo la ricetta che trovate qui. Fate attenzione alla qualità dei würstel che utilizzate e alle salse giuste, come il ketchup e la senape (yellow mustard). Come tutti i grandi classici, ricreare un perfetto hot dog può non essere così banale come sembra! E' anche per questo che noi preferiamo continuare a comprarlo 'in strada'!

Non Solo Scimmie, Arachidi e Banane



Ai tempi della mia iniziale adolescenza, quando ancora non rientravo nella fascia dei cosiddetti “teenagers”, la saga del Pianeta delle Scimmie era un vero e proprio cult. È vero, uscì negli Stati Uniti tra il ’68 e il ’73, ma io la vidi solo dopo, quando giunse alla televisione italiana alcuni anni più tardi. Allora, la tecnologia per gli effetti speciali era molto limitata: rivedendolo oggi, in effetti, quel prodotto tende a sfiorare un po’ il ridicolo, considerando che il salto tecnologico ha fatto ormai raggiungere dei livelli all’epoca inimmaginabili; tuttavia alla base c’era una storia interessante e (ai tempi) originale, che compensava abbondantemente la scarsezza negli effetti speciali; per non parlare della recitazione, che a quei tempi era dominante rispetto al resto, e dell’alto livello del cast: sia sufficiente dire che l’interprete del protagonista, Taylor, era nientepopodimeno che Charlton Heston!

Sono stato un grande appassionato di quella saga, specie dei primi due film, che ho visto e rivisto; devo però ammettere, in tutta onestà, che oggi anche la storia puzza un po’ di stantio e nel volerla ripresentare bisogna anche pensare a come ringiovanirla per renderla godibile, riscrivendola profondamente e introducendo elementi e aspetti sociali nuovi, magari cercando di creare lo sgomento attraverso un’idea nuova e sperimentale.

Apes Revolution non lo fa: è più vicino a una sorta di remake privo di originalità, nonostante l’aver fatto scatenare gli eventi in modo differente (forse più realistico, ma non intrigante) ed aver ambientato la storia in tempi non molto successivi alla “rivoluzione”. Il film quindi vale qualcosa (ma non più di qualcosa) solo per gli appassionati della vecchia saga del “Pianeta delle Scimmie” che, come me, ne portano ancora un bel ricordo dentro. E questo è quanto.


Ora tutti staranno pensando: va bene, è un film in cui ci sono le scimmie e quindi proporrà sicuramente una ricetta con le banane o con le noccioline! Perciò io rispondo: dovete fare un passo in più e ricordare che, nonostante il problema nel film riguardi tutto il mondo, la storia si svolge sempre e solo in America; pertanto la ricetta non può essere altro che il famosissimo… Sandwich di Banana e Burro d’Arachidi.
http://www.pauladeen.com

È molto semplice e si prepara in soli 5 minuti: basta avere due fette di pane, una banana e due cucchiai di burro d’arachidi. In pratica, mentre si fanno tostare le fette di pane, ci si preoccupa di tagliare la banana in pezzetti piccoli; poi si spalma il burro d’arachidi sul pane tostato, si mettono i pezzi di banana dentro e si chiude il sandwich, magari tagliandolo in due prima di servirlo.

Se poi si usano semplicemente due fette di pane integrale, le informazioni nutrizionali sono le seguenti:
- Calorie: 290
- Proteine: 10g
- Grassi: 11g (2g dei quali saturi)
- Carboidrati: 45g
- Fibre: 6g

Enjoy!

Malefica Cecità



Esiste un ristorante, in zona Firenze Sud, che ha stipulato una sorta di accordo con un’associazione di non vedenti al fine di realizzare, su richiesta, un evento decisamente particolare dal titolo “Cena al Buio”. Ero del tutto all’oscuro -scusate il gioco di parole- di un’iniziativa del genere e ne sono stato coinvolto, inaspettatamente, solo perché la cena era inclusa all’interno di un evento molto più ampio al quale avevo aderito.
In buona sostanza l’idea è di far provare l’esperienza di mangiare senza l’ausilio della vista, che per noi vedenti è un senso che predomina e condiziona tutti gli altri. Per far ciò, il ristorante mette a disposizione una sala in cui viene ricreato artificialmente il buio totale, lasciando poi la completa gestione della sala all’associazione di non vedenti che ricopre il ruolo di guida e servizio ai tavoli.
Proibito qualsiasi oggetto che possa dare anche il minimo bagliore, come cellulari e orologi fosforescenti, vengono date le istruzioni base su come essere in grado di affrontare la cena senza fare disastri e quindi si viene condotti in questo “buio assoluto”.

Senza che poniate la domanda, ve lo dico subito: circa un terzo del gruppo, dopo pochi secondi, non se l’è più sentita e si è fatta portare fuori, potendo comunque beneficiare della stessa cena in un’altra sala… con la luce. Effettivamente l’esperienza è molto forte e non c’è da sorprendersi che qualcuno non riesca a sopportare l’oppressione del buio, ma se si supera la fase iniziale, allora diventa una cosa davvero nuova e originale: mi sono divertito molto e so che mi porterò dentro la serata, non pensando di essere arrivato a comprendere cosa significhi essere non vedenti (sarebbe sciocco crederlo) ma proprio di aver provato ad assaggiare pietanze senza avere idea di cosa fosse il contenuto del piatto cui mi approcciavo, affidandomi solo a tatto, gusto e olfatto.

Quello che viene da pensare al termine della serata è che troppo spesso siamo condizionati dalla vista: non solo da quello che vediamo, ma anche da quello che non riusciamo a vedere, da quello che crediamo di vedere e, soprattutto, da quello che talvolta “vogliamo” vedere, magari guidati da altri sentimenti che danno, a modo loro, una forma particolare di cecità.



È noto da sempre che in preda a sentimenti come paura, avidità, ambizione, odio, vendetta si rischia di esserne accecati al punto di compiere azioni sbagliate. Ho letto molti libri e visto molti film che affrontano questo vasto tema: l’ultimo della lista è Maleficient, una forte rivisitazione della favola della principessa Aurora (la notissima “Bella addormentata nel bosco”) in cui la maledizione è lanciata da una fata accecata dall’odio e dalla sete di vendetta nei confronti di Stefano, padre di Aurora, che le ha tolto le ali accecato dalla sua ambizione a diventare il successore del re.

Non è un film che porti qualcosa di mai visto, ma scorre bene e cattura l’attenzione. Ho gradito anche l’assenza di canzoni (il tipico tormentone dei prodotti cinematografici della Disney che ho sempre tollerato poco) e anche come fosse azzeccata la scelta di Angelina Jolie (di solito solo esteticamente valida) nel ruolo della fata che si pente di aver agito male nella sua cecità.
Inoltre questa volta ho scelto saggiamente: niente 3D! Il film è molto piacevole nella visione naturale e se ne esce sufficientemente soddisfatti. Probabilmente non è poi necessario vederlo al cinema: anche visto comodamente a casa va bene, solo che il cinema ha sempre quel po’ di fascino in più che non guasta.


La cantante che interpreta questa rivisitazione di “Once Upon a Dream”, la storica  canzone del capolavoro Disney “The Slipping Beauty”, è Lana Del Rey. Se non la conoscete vi invito a provare l’esperienza: nonostante l’aspetto da classica teenager americana, ha una voce molto bassa e calda con notevoli capacità d’interpretazione e canta spesso testi… come dire… sorprendenti. E questo l’ho scoperto quando, per caso, ho guardato la versione sottotitolata di una canzone che conoscevo e che mi piaceva abbastanza: Cola.

Vi ho dato l'input: se vi interessa approfondite per conto vostro.
Enjoy!

La Mossa del Pinguino .. e la Grattachecca



L'esordio alla regia di Claudio Amendola è un film divertente e ben riuscito; racconta di un 'improbabile manipolo di eroi' che riesce ad accarezzare il sogno olimpico cimentandosi in uno sport poco conosciuto e praticato, il curling.

Avete mai visto il curling in tv? E' uno sport assai strano, ogni squadra si cimenta nel lancio di una pesante pietra di granito detta 'stones' che deve scivolare sul ghiaccio fino a raggiungere una zona contrassegnata da anelli concentrici. Il suo percorso può essere agevolato dai componenti della squadra per mezzo delle scope da ghiaccio, che scaldano la superficie per far scorrere meglio lo stones. In altre parole, come viene definito nel film, una sorta di 'boccette su ghiaccio'!.

I quattro protagonisti (Edoardo Leo, Ricky Memphis, Ennio Fantastichini, Antonello Fassari) ovviamente romani doc, sono animati da obiettivi diversi e hanno tutti una gran voglia di rivalsa. Partecipando insieme a questa impresa folle e romantica - arrivare a giocare alle Olimpiadi Invernali di Torino! - sperano di ottenere il loro momento di gloria, ciò che li farà sentire vivi. 




Come finisce il film lo scoprirete voi, e guardandolo capirete anche perché oggi vi vogliamo parlare di una bevanda ghiacciata, famosa soprattutto a Roma, che è perfetta per rinfrescarci d'estate. La Grattachecca. 


Pinterest/The Spanish step apartment Rome

A differenza della granita, ottenuta unendo l'acqua ai vari sciroppi messi a congelare, la grattachecca si ottiene tritando un grosso blocco di ghiaccio e aggiungendo succhi o sciroppi di frutta. Il nome 'grattachecca' deriva proprio dal verbo 'grattare' e da 'checca', termine con il quale un tempo si identificava il grosso blocco di ghiaccio utilizzato per refrigerare gli alimenti. Sono sempre più rari i chioschi dove è possibile gustarla 'originale' perché sempre più spesso sono utilizzati cubetti di ghiaccio già tritato. 

Dove trovare il chiosco migliore? Date un'occhiata qui, e scegliete il vostro preferito..  




LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...