La famiglia Belier e il Camembert


Di Barbie
Andare al cinema convinti di vedere un film e invece ritrovarsi per ripiego a vederne un altro ed uscirne entusiasta e senza alcun rimpianto....è quello che mi è successo ierisera guardando " La Famiglia Belier" , una  piacevolissima commedia francese ( e sui film francesi la mia teoria è che non ci sono sfumature di grigio...o si amano o si odiano!) che mi ha ampiamente ripagato della delusione di non vedere il film prescelto.
La locandina diceva : un film che vi farà bene...sono uscita in lacrime ma è vero che mi ha fatto bene erano lacrime di commozione per una storia davvero che tocca le corde...forse non vocali ( sono tutti sordomuti) ma quelle della sensibilità ai temi delle relazioni familiari, ad un'adolescente che cerca la sua strada e che cresce anche a dispetto dei suoi genitori che la vedono sempre come bambina.
Aula è la sola della famiglia che non sia sordomuta, nonostante l'handicap i suoi genitori e fratello sono molto sicuri di sè e pieni di vita, il padre addirittura si candida sindaco e viene eletto...il loro motto è "se lo vuoi puoi fare qualsiasi cosa". 
Quindi un bel messaggio positivo e anche Paula riuscirà a spiccare il volo e andare a Parigi a studiare proprio canto !!! Tante canzoni francesi che alla fine anche lo spettatore sa a memoria, bellissima la colonna sonora e toccante l'ultimo brano " je vole" che lei canta e mima nella lingua dei gesti per i suoi parenti/spettatori non udenti i quali applaudono come se avessero sentito anche la melodia...

Miei cari genitori io vado viaVi voglio bene, ma vado viaNon avete più una bambina, staseraIo non fuggo, io voloCercate di capire, io voloSenza fumo, senza alcoolIo volo ...

In onore della famiglia Belier - che vende formaggio al mercato - concludiamo il post con questa semplice idea per una ricetta veloce con il Camembert, formaggio tipico della Normandia. Ricetta tratta dal blog Pane, Burro e Alici.  


Camembert al forno con aglio e rosmarino

Ingredienti per 2 persone
1 Camembert da 250 g 
1 spicchio d'aglio
qualche rametto di rosmarino
un filo d'olio d'oliva
pepe
crostini, miele o altro per accompagnare

Procedimento
Scaldate il forno a 200°. Nel frattempo togliete la carta al Camembert, rimettetelo nel suo cestino e incidete la parte superiore con un segno a croce. Alzate leggermente i lembi tagliati e insierite, distribuendoli verso tutti i lati, il rosmarino e 2 spicchi d'aglio in camicia schiacciati. Ungete la superficie del formaggio con poco olio d'oliva, cospargete di pepe e infornate per circa 15 minuti.


https://500px.com/photo/41530094/rustic-food-series-by-alexey-&-julia

Non Ci Resta Che ridere fino a Piangere!!!


Un capolavoro del 1984, un’opera più unica che rara di una coppia mai più rivista al cinema, un intreccio fra due comicità così diverse e così legate alla loro origine geografica che, per quanto impensabile, riesce a raggiungere l’apice della commedia divertente, è stato restaurato e riportato per soli tre giorni sul grande schermo!


L’occasione era imperdibile e -ovviamente- noi non ce la siamo lasciata sfuggire!!!
Non è sorprendente che tutta la sala si sia esaltata ed abbia riso a squarciagola durante la proiezione: il film è una piccola, molto preziosa opera d’arte che, attraverso una continua raffica di gag tutte molto riuscite, ha generato dei tormentoni nel linguaggio quotidiano degli italiani, che tuttora sopravvivono e fanno ridere. “Pereperepe”, “Eh, come i’babbo!”, “Grazie Mario”, “Ma nove per nove farà ottantuno?”, “Per carità: 33, 33 e 33!” e poi la scena del doganiere, quella della lettera a Savonarola e l’incommensurabile incontro di “intelletti” con Leonardo da Vinci.

Scorrendo la loro filmografia, posso dire di aver assistito alla stragrande maggioranza delle apparizioni sul grande schermo sia di Roberto Benigni che di Massimo Troisi (pace all’anima sua) ma niente di quanto ho visto, per quanto bello, raggiunge questa gemma che si chiama Non Ci Resta Che Piangere. Il toscanaccio estroverso, un po’ aggressivo, chiacchierone, simpatico e spudorato ed il napoletano timido, agitato, ansioso e insicuro che parla intrecciandosi su se stesso, si esaltano a vicenda rendendo le varie situazioni veramente incontenibili. Paradossalmente sono felice che questo sia stato l’unico lavoro che hanno fatto insieme, perché così lo hanno reso indimenticabile.

Non l’avete mai visto? Veramente?!? No, non ci credo! Non è proprio possibile!! Ma se davvero dopo più di trent’anni dalla sua uscita ancora vi manca, allora vi prego di fare tutto quello che potete per vederlo: mi ringrazierete.
E dopo che l’avrete visto ed avrete riso a crepapelle avrete fame e vorrete gustare qualcosa di altrettanto sfizioso e divertente. Ecco perché vi suggerisco delle tapas tipiche di Barcellona: Croquetes de Pernil

http://www.tempodicottura.it

Certo queste crocchette di prosciutto iberico non sono proprio “de Madrids”, né tanto meno di “Ugualos”, ma se i nostri eroi passano dai Pirenei secondo me una puntatina a Barcellona l’hanno fatta pure loro.

Gl’ingredienti per una ventina di crocchette sono:

100g di prosciutto iberico, 
una cipolla, 
due cucchiai di olio evo, 
60g di farina, 
250g di brodo, 
pan grattato 
1 uovo,
olio di arachidi e farina per friggere

Per prima cosa si trita la cipolla, facendola rosolare nell'olio dolcemente. Poi si taglia a pezzetti il prosciutto per aggiungerlo alla cipolla e farlo insaporire. Quindi si unisce prima la farina e poi il brodo caldo, mescolando finché il composto si addensa e si stacca leggermente dalle pareti del tegame. Lasciarlo cuocere per altri 2 o 3 minuti e poi stenderlo su un vassoio a raffreddare. Quando è freddo, farne delle palline grandi circa come una noce (tenendo le mani umide con un po' di acqua) da passare una per una prima nella farina, poi nell'uovo e infine nel pan grattato prima di friggerle in olio profondo solo per un paio di minuti.
È importante servirle calde: se si lasciano intiepidire troppo perdono il loro fascino.

Enjoy!

I due volti di Cenerentola e i Topini con la zucca!



Avete visto il film Cenerentola? Ecco usciti dal cinema che cosa potreste pensare... in quale versione vi rispecchiate di più?

La versione di Daniele: La fiaba di Cenerentola nella versione Disney è un classico… Un classico stereotipo anni '50 della donna che per realizzarsi ha bisogno di un uomo, meglio se Principe, a tirarla fuori dai guai. Certo che la sfortuna prima si accanisce contro Ella, muore la mamma; il babbo, prima di passare all’aldilà, fa in tempo a risposarsi con una megera portando a casa anche le mitiche Anastasia e Genoveffa. Dopo anni di vessazioni continue da parte delle tre fiere, la fortuna gira e Fate, topini, zucche e Principi si scatenano per cercare di migliorarle la vita. 
Oddio, la Fata poteva fare di più, a mezzanotte non rientrano nemmeno le quattordicenni quando vanno in discoteca! Cenerentola chiaramente s’innamora del Principe dei miopi che, senza vestito da sera, non la riconosce nemmeno; meno male che Ella ha un piede di dimensioni uniche, altrimenti il lieto fine se lo scordava! 
Personalmente preferisco le Donne che, invece di aspettare gli eventi, si tirano su le maniche e cercano di risollevarsi con le proprie forze. Da Pretty Woman: Dimmi solo un nome di una a cui è andata bene. Quella gran culo di Cenerentola. 

La versione di Barbara: Coda al cinema di mamme e figlie (i padri dove sono? a Spongebob?) per un classico intramontabile della Disney diretto da Kenneth Branagh. Quindi sala un pò rumorosa al secondo spettacolo del pomeriggio. Se volete vederlo in silenzio occorrerà aspettare almeno quello serale... Sorvoliamo sulla trama che tutti ben conosciamo e che il film rispetta in ogni dettaglio. Belli gli effetti speciali. Mi sono mancate magari le bellissime canzoni "i sogni son desideri" o " BIDIBIBODIBIDU", ma per il resto tutto coincide. Cenerentola ( tra la cenere e la pentola ) prima si chiamava ELLA e anche questo non lo sapevo. Contro una bellissima quanto malvagia Cate Blanchette nei panni della matrigna Ella/Cenerentola risponde sempre con gentilezza e affronta con coraggio tutti i soprusi che le vengono riservati dalle due misere sorellastre. L'insegnamento che le ha lasciato la mamma in punto di morte (vivi con coraggio e sii sempre gentile) alla fine la ripagherà di ogni cosa. Riuscirà anche a perdonare le tre streghette...direi che 'santa subito' ci sta bene!!! 
Da sogno l'abito azzurro che ogni bambina-ragazza-donna-mamma vorrebbe almeno una volta nella vita indossare; le scarpette di cristallo, seppur la fata insista a dire che siano comodissime, le lascerei, invece, al negozio Swaroski in vetrina. Cenerentola ha sopracciglie un pò troppo scure e denti un pò troppo bianchi ma in assoluta sintonia con quelli del principe (forse andavano dallo stesso dentista). Morale finale...Cenerentola viene amata dal principe e lei ama lui, non per la stirpe, per la dote, per convenienza ma per amore perchè è quello che conta! In sintesi... vince principe azzurro a MR. Grey 10 a 1, il blu è meglio del grigio in ogni sua sfumatura....( ndr. Anastasia è il nome della sottomessa di Mr Gray nel famoso film...c'è una giustizia a questo mondo...anche nei film!)

Qualunque sia la vostra opinione sul film, potete leggere alcune curiosità sul grande classico Walt Disney cliccando qui. E poi, da bravi cenerentoli, tutti in cucina a preparare un piatto ad hoc.. come i topini con la zucca!

Conditi semplicemente con burro e salvia, gli Gnocchi alla Zucca sono perfetti d'autunno e d'inverno. Ecco la ricetta, tratta da Giallozafferano.


http://www.prouditaliancook.com/2012/10/pumpkin-gnocchi.html

Ingredienti:

640 g Zucca di polpa

1 kg di Patate a pasta gialla o rossa 
1 Uova 
Noce moscata 1 pizzico di sale, Pepe macinato 
100 g. Farina tipo 00 
50 g. Fecola di patate 
2 cucchiai di Parmigiano reggiano grattugiato

Per preparare gli gnocchi di zucca è importante sapere che gli ingredienti andranno lavorati ancora caldi, per non rischiare di disperdere gli amidi e far risultare colloso l'impasto: iniziate tagliando a fette non troppo sottili la zucca, adagiate le fettine su una teglia rivestita con carta da forno e cuocetele in forno statico preriscaldato per circa 20-25 minuti a 180°. Mentre la zucca cuoce lessate le patate con la buccia per circa 20-30 minuti, dovranno risultare morbide. Nel frattempo sformate la zucca cotta e riducetela in purea con lo schiacciapatate. Unite anche le patate schiacciate. Salate, pepate, aggiungete il tuorlo e la noce moscata e per finire incorporate la farina e la fecola setacciate e il Parmigiano.

Impastate velocemente con le mani, poi trasferite il composto su un piano di lavoro leggermente infarinato e maneggiatelo giusto il tempo di compattarlo. Via via che formate gli gnocchi disponeteli su un canovaccio infarinato. Poi cuoceteli nell’acqua bollente, attendendo che risalgano in superficie: appena riaffioreranno, prendeteli con una schiumarola. Condite semplicemente con burro e salvia.

Birdman: spiazzante ma...


Mamma mia... sono spiazzato... confuso. Non avevo voluto leggere niente su questo film, prima di vederlo, proprio perché non volevo aspettarmi niente e... quello che ho visto proprio non era il genere di racconto che mi aspettavo.

Bello? Boh... sì, forse... anzi,  sicuramente sì!
L’ho detto: sono confuso... avrei forse dovuto informarmi prima per essere preparato? No, assolutamente e decisamente no.

Beh, alla fine in realtà mi è piaciuto. Anzi mi è piaciuto molto! Solo... non subito. La mattina dopo, avendoci dormito su, facendo candire il ricordo e l’esperienza della serata.
Adesso, più ci rifletto e più mi sento soddisfatto di averlo visto, ma sono certo che questo film spaccherà in due fazioni gli spettatori. Un po’ come accade con molti film di Woody Allen, che o li ami o li odi. E il parallelo non è fatto a caso: seppur nettamente diverso, lo stile con cui il film procede richiama molto alla mente quello alleniano. Non ultimo l’utilizzo molto attento e selezionato della musica che si accompagna alle situazioni, che in questo caso è principalmente composta da pure ed elaborate percussioni. Ammetto che questo aspetto è proprio uno di quelli che più mi hanno colpito positivamente durante la visione. Sì, perché in realtà il bello della storia non viene tanto dalla trama o dalle “chiacchiere”, quanto piuttosto dallo svolgersi degli eventi e dal continuo perfezionamento dei profili dei vari protagonisti che mano a mano si scoprono sempre di più.

Però io, del contenuto, non voglio raccontare nulla: è un film che, pur considerando la banalità dello spunto e della trama di base, mi è risultato estremamente originale... e inoltre ha saputo finalmente dimostrare le qualità artistiche di Michael Keaton, uno che finora non ero mai riuscito ad annoverare fra gli attori di un certo livello.


Spunti comici s’incrociano ad altri alquanto tragici; è una commedia, ma anche un dramma, e sà mettere in discussione l’intimità di figure apparentemente irraggiungibili e che noi immaginiamo soltanto di poter conoscere. La grettezza di miti e l’inattesa magnificenza di anime perse e quasi invisibili qui riescono a convivere, non senza raschiare stridendo tra loro, dando decisamente sapidità alla pellicola.
Il fatto che abbia vinto l’Oscar, però, non non è secondo me figlio si questo: onestamente si nota subito che è un racconto davvero molto americano, che per di più si svolge a Manhattan e, se questo non bastasse, racconta di uno spettacolo a Broadway! E questa mi pare una valida ricetta per il candidato.

Vale comunque la pena andarlo a vedere se vi incuriosisce sperimentare un modo differente di guardare a qualcosa che, in realtà, somiglia più a scene di vita quotidiana. Personalmente lo suggerisco perché, piaccia o non piaccia, è comunque un film mentalmente molto stimolante.

Altrettanto stimolante dovrà quindi risultare anche la ricettina da associare, per cui vi propongo un’altra idea del nostro amico di “Podere Vignali”: 

Cavolfiore Fritto 


Per questa ricetta il cavolfiore tradizionale va benissimo, ma il cavolfiore viola (che è un incrocio tra cavolo, broccolo e cavolfiore comune) ha un sapore diverso e meno pungente che lo rende preferibile.

Dopo averlo pulito bene, dividere le cimette del cavolfiore e lessarle in acqua salata scolandole al dente (non cuocerle troppo o si disfano... non più di 8 min). Farle asciugare bene su un panno prima di passare alla frittura con una pastella alterrnativa, tipo “tempura” giapponese.

Sbattere il tuorlo d’uovo (per 2 persone) in un contenitore di metallo immerso nel ghiaccio (ancora meglio se tenuto prima in freezer per qualche minuto), unire acqua gassata ghiacciata (ca. 200ml) e mescolare bene unendo, poco alla volta, 100gr di farina setacciata (va bene anche la farina di riso!). Mescolare per qualche secondo aggiungendo sale e pepe a piacere, tuffare le cime nella pastella gelata (se si vuole passarle anche nel pan grattato) e poi friggere tutto in olio evo o di arachidi senza dorare troppo... e, mi raccomando, attenzione agli schizzi!

 Enjoy

Imitation Game al Prezzemolo


Mio padre è nato in tempo di guerra. Era la seconda guerra mondiale, la sua infanzia segnata da una povertà che, dai sui racconti, i miei fratelli ed io abbiamo sempre avuto difficoltà a figurare.
Una gioventù balorda, nel dopoguerra, in una città del sud devastata dai bombardamenti, in quartieri difficili nei quali l’ignoranza e la violenza imperversavano, facendo sperare poco per il futuro; raggiungendo un’adolescenza durante la quale o si era sopraffatti o si trovava l’animo per tirare fuori i denti e lottare con tutte le proprie forze per costruirsi un futuro altrimenti impossibile.
Nella fame, nella povertà, con enormi sacrifici e trovando gli espedienti più disparati, alla fine mio padre è riuscito ad ottenere una laurea in matematica che, seppur con un voto non eccellente, lo rese letteralmente “ricercato” dai presidi di tutte le scuole superiori della regione per insegnare matemetica da loro.
La matematica è sempre stata per lui una grande passione, come anche l’insegnamento... sebbene  dopo alcuni anni, forse anche dopo tutta l’energia spesa nel lottare per innalzare il suo stato sociale, cominciò a sentirsi stretto in quei panni e decise di fare un concorso per entrare come esperto informatico negli enti statali.
A chi dovesse suonare stonato, ricordo che a quei tempi l’informatica era una scienza assolutamente nuova in Italia e le università specifiche erano appena nate, quindi i laureati in matematica risultavano candidati perfetti per quel ruolo. Mio padre si qualificò al primo posto e si ritrovo a lavorare a Roma come capo reparto di un dipartimento informatico.


Questo gli diede l’opportunità di vivere sulla pelle la nascita e lo sviluppo del mondo informatico, sia come macchine che come software... e di riflesso anche io ebbi il privilegio di entrare in quel mondo: ricordo ancora quando lui mi portava in ufficio e mi faceva vedere enormi stanze con enormi macchinari pieni di mastodontiche bobine per memorizzare dati e assurdi macchinari per caricare i programmi esecutivi... che all’epoca erano memorizzati su “schedeperforate”!!!

La dedizione di mio padre per il mondo dei computer mi portò a conoscere il nome di AlanTuring quando avevo solo 6 anni: anche se ero ancora molto piccolo per comprendere i computer e tutto ciò che potevano fare, riuscivo però a percepire che il contributo di qesto scenziato era stato l’innesco fondamentale per la loro nascita.
L’uscita del film “The Imitation Game” ha subito acceso in me, come in mio padre, l’irrefrenabile desiderio di vedere rappresentata la vita di questo personaggio per noi mitico. L’abbiamo visto entrambi e ad entrambi è piaciuto molto: uno di noi due lo comprerà sicuramente non appena uscirà in DVD.


Il film è realizzato bene, magari sorvolando un po’ troppo sulle difficoltà di vivere in tempo di guerra, e la scelta dell’attore principale la giudico azzeccata: Benedict Cumberbatch, già apprezzabile nel ruolo televisivo di giovane Sherlok Holmes, risulta molto credibile nel ruolo di genio visionario, strampalato, con estrema difficoltà a relazionarsi con chi gli è vicino ma anche molto sicuro di sé e delle sue intuizioni.
Cosa invece può risultare meno apprezzabile da parte dei più è l’utilizzo di flashback della sua giovinezza, al posto di una narrazione più lineare; ma è chiaro che con la scelta fatta risulta molto più semplice connettere al suo passato pensieri e concetti espressi dal Turing adulto... e fa capire solo oltre la metà del film la sua inclinazione sessuale.
L’omofobia diviene quindi l’ombra oscura con cui si chiude la storia, facendo sentire frasi come “accusato di indecenza” in riferimento al processo a cui Turing viene sottoposto.
L’onta macchierà impunemente e a lungo la memoria di questa mente eccelsa che aveva sviluppato la Macchina di Turing (detta MdT) e solo dopo 55 anni dalla sua morte, e solo in risposta ad una pressante petizione popolare, il primo ministro britannico Gordon Brown decise di uscire nel 2009 con la seguente dichiarazione ufficiale:

«Per quelli fra noi che sono nati dopo il 1945, in un'Europa unita, democratica e in pace, è difficile immaginare che il nostro continente fu un tempo teatro del momento più buio dell'umanità. È difficile credere che in tempi ancora alla portata della memoria di chi è ancora vivo oggi, la gente potesse essere così consumata dall'odio, dall'antisemitismo, dall'omofobia, dalla xenofobia e da altri pregiudizi assassini, da far sì che le camere a gas e i crematori diventassero parte del paesaggio europeo tanto quanto le gallerie d'arte e le università e le sale da concerto che avevano contraddistinto la civiltà europea per secoli. [...] Così, per conto del governo britannico, e di tutti coloro che vivono liberi grazie al lavoro di Alan, sono orgoglioso di dire: ci dispiace, avresti meritato di meglio

Sappiate che con questo post sto anche dando (volontariamente...?) una certa soddisfazione a mio padre, ahimé sofferente di una forma non trascurabile di “egotismo” che mi porta spesso a soprannominarlo Prezzemolino. E allora finisco con un piatto che contemporaneamente premia il suo ego e la storia della sua gioventù in povertà: la Frittata al Prezzemolo

http://ricette.pourfemme.it

Vi suggerisco però la versione “leggera”: la differenza fondamentale, rispetto ad una normale frittata con aggiunta di prezzemolo nell’impasto (che immagino tutti sappiano fare) sta nel separare l’albume dal tuorlo per montarlo a neve, cosa che alla fine renderà alla frittata un aspetto arioso e leggero, come quello di una soffice torta.

Per prima cosa si separano tuorli ed albumi di 6 uova in due ciotole diverse. Si sbattono i tuorli aggiungendo, un cucchiaio e mezzo di farina setacciata, 60 ml di latte, sale e pepe a proprio gusto e (per i ricchi) 120g di parmigiano, avendo cura di ottenere un composto ben amalgamato.
Dopo aver montato a neve l’albume, aggiungere delicatamente il prezzemolo (già finemente tritato) e quindi incorporare gli albumi, mescolando dal basso verso l’alto con una spatola per non smontare i bianchi.

Dopo aver scaldato un fondo d’olio evo in una padella, versarvi il composto finale facendolo cuocere a fiamma dolce (e coperchio) per qualche minuto, rigirando la frittata di tanto in tanto.

Enjoy!

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