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Blade Runner 2049, l'America e... lo Scotch

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"C'è un ordine nelle cose. Questo facciamo qui: manteniamo l'ordine!" In questa frase, detta al’Agente K (il nuovo Blade Runner) dal suo capo, si racchiude il cuore del messaggio contenuto in questo sequel. C’è infatti un grosso pericolo, in questa nuova struttura sociale ricreatasi a trent'anni di distanza da quella del suo precursore, che può mettere a forte rischio il delicato equilibrio sociale da poco ricreato. L’Agente K è perciò chiamato a garantire l’ordine, eliminando qualsiasi rischio.

L’atmosfera del film è molto simile a quella del Blade Runner di Ridley Scott, e questo ne rende piacevole la visione ai fedelissimi (come me), ma si sente la mancanza di un messaggio forte, significativo e -permettetemi di dire- poetico che rendeva l’originale qualcosa di unico e “resistente all'usura”. Un po’ come aver mangiato bene al ristorante ma senza trovare un piatto capace di costituire una memoria. E, come sempre, di più non posso e non voglio dire, perché per…

Madre!

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Lo sanno tutti che questo film ha spaccato sia il pubblico che la critica. Lo sanno tutti che a Venezia c’è stato un fioccare di fischi e di “boo” dopo la proiezioni. E lo sanno tutti che nelle sale statunitensi il riscontro non è solo stato basso, ma anche con un calo in picchiata di settimana in settimana.
Eppure la promozione del film è stata geniale:
- come prima iniziativa c'è stata la pubblicazione promozionale di un intrigante, anche se un po' cruento, poster... proprio nel giorno della festa della mamma;
- poi, con largo anticipo, è stato diffuso un primo brevissimo trailer... che però non faceva vedere quasi niente e così riusciva a stimolare la curiosità;
- infine, solo a ridosso della sua uscita, è arrivato il trailer ufficiale, che prometteva il tanto atteso ritorno all'originale "stile Aronofski" dopo la semi-delusione provocata nei fan da Noah, il suo lavoro precedente.

Avete visto che popò di cast ha scritturato? Great Expectations!!!
Ma non ha funzionat…

L'inganno.. dei funghi!

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Avevo molte aspettative per questo film, il trailer mi aveva davvero catturato e poi Nicole Kidman è sempre così bella, sembra che gli anni non passino mai per lei, e, vestita in perfetto stile metà ottocento del profondo sud, è ancora più affascinante. 
A parte questo...il niente... Sono stata per un'ora e mezzo ad aspettare che succedesse qualcosa in più in quel piccolo collegio della Virginia a parte un pò di scompiglio portato dal soldato yenkee ferito ad una gamba. Sette ragazze/donne protette dal mondo esterno che sta combattendo una guerra cruenta che trascorrono le giornate a ricamare, suonare, imparare il francese e le buone maniere che si innamorano tutte, in maniera differente a seconda della loro età, del bell'infiltrato. Le donne, allora come ancora oggi, se sono attratte dallo stesso uomo possono diventare gelose, cattive, invidiose, accattivanti, provocanti. 
E l'uomo, allora come oggi, ci casca in pieno e non riesce a rivolgere le sue attenzioni e passioni so…

Valerian e Le Sfere Da Bere!

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Avete già visto Avatar? E se sì, vi è mica piaciuto? No, ve lo chiedo perché se già non vi è piaciuto quello allora non so se consigliarvi di andarne a vederne un “sottoprodotto”. Eh, perché purtroppo di questo si parla. Basti guardare l’inizio -dove (ahimè) è fin troppo evidente che si tratta di una pura animazione- per riscontrare che i “bianchicci” personaggi rappresentati sembrano veramente una scopiazzatura dei celesti avatar, che però all’epoca davano una resa parecchio più credibile. E poi, a continuare con le affinità, ci sono anche i militari cattivi che vogliono distruggere tutto, l’eroe sborone che vuole fare il salvatore, realtà ed usanze aliene molto “alternative”, grandi cruenti battaglie. Eppure il regista è Luc Besson, uno che sul mondo fantascientifico annovera “Il Quinto Elemento”... che può anche non piacere ma rimane comunque un film di un certo livello.


Per carità, non sto dicendo che il film sia un fiasco, né che non si debba andarlo a vedere; però alla fine si esc…

Now Is Good e il Caramellato

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Ho pianto. Cercavo qualcosa senza pretese e pensavo di aver trovato il solito filmetto sugli standard dei teenager americani, e invece ho beccato una storia davvero straziante. La trama riguarda una malattia che condanna a morte una povera ragazza, facendo così nascere le classiche conseguenze del caso e creando tutte le premesse per un lavoro destinato a classificarsi come “la solita minestra”. Ma c’è modo e modo di trattare lo stesso tema e il regista è stato capace di rendere tutto molto naturale e credibile, concedendo i tempi necessari a far raggiungere allo spettatore il giusto stato d’animo e la giusta percezione di ciascuno dei non pochi elementi trattati, nonostante il fatto che sulla carta possano tutti essere considerati delle banalità.

La fotografia, a mio parere, merita una menzione particolare per un film che non è nato per diventare un successo al botteghino; proprio quando è più opportuno vengono inserite panoramiche mozzafiato di promontori strabilianti, arricchendo con…

Dunkirk e i quattro elementi

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Dunkirk è un film di guerra anomalo e bellissimo. Racconta un episodio di fuga e di disfatta, militarmente non rilevante, realmente avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Sconfitti dai Tedeschi, gli Inglesi si rifugiano sulla baia di Dunquerque, al nord della Francia, e aspettano di morire.. o essere salvati. Si mobiliteranno anche tantissimi privati, che con le loro imbarcazioni attraverseranno la Manica per consentire la salvezza dei militari.

Il valore della vita umana anteposto alla gloria militare.

Nolan ha scelto di rappresentare questo particolare momento di fuga-dalla-guerra attraverso le azioni che avvengono in aria, in terra e in acqua di un pilota, un militare e un civile. Tutti hanno l'unico obiettivo di battere il tempo e impedire al Nemico (come viene chiamato nel film) di colpire le truppe indifese. Nel film apparirà anche il quarto elemento, il fuoco, a marcare un finale maestoso.

I dialoghi tra i personaggi sono ridotti al minimo, le emozioni però restano intat…

Emotivi Anonimi ed il Cioccolato

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Il cibo, quando è davvero buono, può essere una magia: può donare sensazioni intense, profonde, può riportare indietro nei ricordi della nostra memoria o portarci ad avere visioni emozionanti, sa mettere di buon umore e perfino donare gioia. Immagino che l’essere mentalmente predisposti a questo genere di esperienza sia una condizione importante: quando si mangia solo per nutrirsi l’intensità è molto affievolita e si corre il rischio di non arrivare nemmeno ad apprezzarla.
Detto questo, però, esiste anche la capacità di saper trasmettere a chi ci guarda l’emozione che suscita in noi il cibo che stiamo mangiando: non basta essere bravi attori, bisogna anche conoscere profondamente e dare valore a queste sensazioni, tanto da maturare un linguaggio del corpo che sappia descriverlo. Le espressioni del viso, i movimenti delle mani e della testa combinate tra loro, la simulazione della percezione di aromi che ci sollevano verso il paradiso, l’esplosione di sapori sul palato, la consistenza a…