In Guerra per Amore e la Crostata di Fichi



L'ultimo film di Pif dopo il grande successo de La Mafia Uccide Solo d'Estate ci riporta di nuovo in Sicilia, stavolta durante la seconda Guerra Mondiale, con l'immancabile piglio ironico che ha decretato il grande successo di critica e pubblico del suo primo film da regista. Stavolta però il miracolo non si ripete, e le intenzioni del film rimangono racchiuse in una bella fotografia e curatissima ambientazione sicula - con grandi caratteristi - ma non ci si indigna e commuove come in La Mafia Uccide Solo d'Estate.

La trama: New York, 1943. Arturo Giammarresi, palermitano trapiantato in America, sogna di sposare la bella conterranea Flora, ma lei è già promessa a Carmelo, figlio del braccio destro di Lucky Luciano. L'unico modo per ottenere la mano di Flora è quello di chiederla direttamente al padre della donna, rimasto in Sicilia. E siccome anche gli Alleati stanno per sbarcare in Trinacria Arturo si arruola nell'esercito americano e approda nel paesino di Crisafulli dove comandano, in ordine sparso, la Madonna, il Duce, il boss locale Don Calò e un pugno di gerarchi fascisti. (Mymovies

Il film scorre piacevolmente ed è meritevole di visione, ci sono numerose scene divertenti e le tematiche sottostanti al film sono vere ed importanti, ovvero come l'America abbia favorito l'ascesa della Mafia nella riconquista politica della Sicilia e se ne sia disinteressata pur di avanzare velocemente nella liberazione e diffondere la 'pace', talvolta, come in questo caso, anche consapevole di abbandonare l'Isola nelle mani di boss mafiosi che a modo loro avrebbero garantito il controllo. 



Nel film c'è anche tanto amore, delicato e ingenuo come nel precedente di Pierfrancesco Diliberto. Siamo in tempo di guerra, si scrivono lettere e si mangia poco.. ma una ingrediente appare più volte conteso .. sono i fichi, di cui la Sicilia è ricca e con la quale si può realizzare la tanto amata Crostata di Fichi.

http://blog.giallozafferano.it/dolcissimastefy
Ingredienti

250 gr di farina
100 gr di zucchero
100 gr di burro
2 tuorli d’uovo
1 cucchiaino di lievito
scorza grattugiata di un limone non trattato
25 ml di latte


per la marmellata di fichi:
500 gr di fichi
125 gr di zucchero
succo di 1 limone


Per prima cosa preparate la pastafrolla seguendo questa ricetta di Dolcissima Stefy che abbiamo trovato perfetta! Poi stendetela dello spessore di mezzo centimetro, inseritela nella teglia già imburrata e infarinata e bucherellate il fondo con una forchetta. Versate sopra la confettura di fichi (che potete comprare già pronta oppure farla in casa seguendo questa ricetta sempre di Dolcissima Stefy). Coprite con striscione di pastafrolla se avanzata e poi cuocete in forno a 180° per 45 minuti. Buon appetito!!

Una Vita da Gatto e la Tartare di Salmone


Concordo pienamente con un concetto che ho trovato nella recensione di Paola Casella (MyMovies) su questo film: le premesse per aspettarsi un lavoro di livello molto alto c’erano tutte, a partire dalle note ed espresse doti di Kevin Spacey e Christopher Walken nell'interpretare ruoli ironici e sarcastici, perfetti in un film che voglia rappresentare una sorta di critica verso alcuni fastidiosi stereotipi sociali, come la sciocca necessità di dire di avere la cosa più grande o più bella o più potente, cosa che nel film è un palazzo. Il protagonista (Kevin Spacey) mescola quindi gli effetti di questa ossessione su di lui con una serie di altri comportamenti istintivi, che da subito ne definiscono l’eccessiva superbia e l’enorme egocentrismo, disegnando un personaggio di grande successo nel lavoro ma assolutamente fallimentare sul piano umano. Il fatto che dichiari apertamente il suo odio verso i gatti non sarebbe un elemento comprovante di per sé, ma le motivazioni che porta a sostegno purtroppo sì. Perfetto quindi l’incontro con l’altro (Christopher Walken), che rappresenta un personaggio surreale, forse proveniente da Hogwarts, che interviene a modificare il percorso della vita del protagonista, anche se in modo apparentemente sciocco.
Il problema deriva dagli altri personaggi, che non sono per niente all’altezza della situazione, “un cast di insopportabile melensaggine” lo giudica la Casella, ed il risultato ottenuto non riesce a superare un divertente e rilassante film di natale alla Disney.


In conclusione, andate al cinema non aspettandovi niente di più del solo lo spasso di una serata e ne uscirete pienamente soddisfatti: questo il film lo fa. Il gatto è davvero carino, il doppiatore di Kevin Spacey è bravissimo, anche considerando che deve lavorare senza la presenza dell’attore per quasi tutto il film, e poi ho molto apprezzato che molte scene o gag non sono come anticipate nel trailer ma sviluppate decisamente meglio. Pertanto questo post non vuole affatto essere una stroncatura del film, perché l’ho guardato davvero volentieri, quanto piuttosto un piccolo segnale d’allarme contro aspettative troppo alte… e un flebile lamento per un’occasione mancata.

Personalmente amo molto gli animali, ma -come per le piante- non ho mai amato circondarmene nel mio appartamento. Quando devo spiegare perché non lo faccio la mia solita risposta (ben studiata a tavolino) è che tenere piante o animali in un appartamento è puro egoismo, perché si forza un essere a vivere in un ambiente innaturale, che di sicuro non si è scelto. Risposta politicamente corretta e che ti spara via dai guai, ma l’amara verità è che non ho mai avuto l’istinto di prendermene cura, come invece da sempre provo con grande intensità nei confronti di mia figlia.
Fra l’altro a casa dei miei genitori abbiamo anche tenuto una gatta: era troppo carina e ci ha saputo dare tanta compagnia, ma creava anche tanti problemi. Come quello di fare le ferie, ad esempio: è chiaro che non puoi lasciare un animale a casa da solo, ma se lo porti con te non è facile trovare un posto che te lo accetti a cifre che puoi permetterti; e se invece lo si lascia in una pensione sicuramente si spende molto meno, ma non ci si aspetti che lo trattino proprio bene. Alla fine l’unica soluzione trovata è stata quella di andare in ferie in momenti diversi da mio fratello, in modo che qualcuno ci fosse sempre per prendersene cura.
E prendersene cura significa anche farla mangiare bene, talvolta con cibi che potrebbero essere anche sulla nostra tavola. Di cosa parlo? Beh, per esempio di una 

Tartare di salmone
http://www.cucchiaio.it
Ingredienti

600 g di salmone
succo di 1/2 limone
2 cucchiai di aceto
3 cucchiai di olio
erba cipollina
sale e pepe

Tagliare il salmone (precedentemente pulito e abbattuto) a dadini molto piccoli e mescolarli in una ciotola con aceto, il succo di mezzo limone, erba cipollina tritata, due-tre cucchiai d'olio, sale e pepe. Lasciare insaporire per qualche minuto e quindi impiattare. Nota importante: la funzione di aceto e limone è solo di insaporire il piatto e non svolge alcuna funzione disinfettante. Per combattere la formazione di microrganismi patogeni è necessario tenere congelato il pesce a -20°C per almeno 24 ore e poi decongelarlo in frigo. Personalmente detesto il salmone, quindi non assaggerò questa mia proposta, ma so che per gli amanti del genere è una vera e propria prelibatezza.

Enjoy

L'Erba di Grace ed un tè all'inglese


Sono convinto del fatto che la Cornovaglia sia un’area molto affascinate dell’Inghilterra. Geograficamente è la penisola dell’estremità sud-occidentale inglese che si protende verso l’Oceano Atlantico, ed è una delle sei “nazioni celtiche” (nelle quali, cioè, sono sopravvissuti alcuni tratti delle culture celtiche) riconosciute dalla Celtic League; storicamente ha subito varie dominazioni (romana, celtica e britannica per citare solo le più importanti) che ne hanno determinato particolarità culturali che a tutt’oggi si possono ancora riscontrare, oltre ad aver lasciato svariati reperti distribuiti nel territorio; turisticamente attrae oltre 5 milioni di turisti all’anno grazie ai molti chilometri di spiagge e scogliere (molto ambite dai praticanti di sport acquatici), alla brughiera, ai meravigliosi giardini, ai siti storici e preistorici e, ultimamente, ad una nuova attrazione turistica: l’Eden Project, una sorta di bio-parco che conserva piante provenienti da svariate parti del mondo.
Nonostante tutto questo, però, temo che questa terra non rientrerà facilmente in uno dei miei prossimi viaggi: essendosi molto ridotto il numero di volte che me ne regalo uno, ed essendo ancora così tanti i luoghi davvero incredibili che ancora mi manca di vedere (e per alcuni di questi mi vergogno anche di dirlo), che onestamente non sono in grado di considerare la Cornovaglia tra le mie future mete.

Però, nel piccolo paese di Port Isaac, che per l’appunto si trova in Cornovaglia, si svolge la trama di un film che, seppur con delicatezza, si diverte a sorprendere lo spettatore demolendo gli stereotipi sociali ai quali siamo abituati. Cominciando da una docissima signora, Grace appunto, che ha sempre vissuto la comoda vita di un’agiata casalinga, occupandosi essenzialmente di coltivare piante e fiori nella sua piccola serra e di giocare a carte con le sue amiche… e questo finché il marito muore, lasciandola inaspettatamente sommersa da una valanga di debiti.


Le sorprese, come si capisce dal trailer, sono molte e sono anche divertenti: non si tratta certo di un film comico, in tutta onestà, ma divertente e spensierato direi proprio di sì. Non posso dire di più, perché vale la pena di vederlo almeno una volta… se non l’avete ancora fatto: purtroppo già la seconda volta la trama colpisce di meno perché i vari eventi sono difficili da dimenticare. Ciononostante resta comunque un film che trovo sempre piacevole e rilassante.
Suggerisco pertanto, seguendo la storicissima e solidissima tradizione inglese, di guardare il film seduti in una comoda poltrona, degustando un ottimo tè, aggiungendo latte o limone secondo le preferenze, e accompagnandolo con biscottini al burro o al ginger fatti in casa... o magari anche con questi simpatici 

Biscotti da tazza
http://www.chiarapassion.com

Si tratta essenzialmente di biscotti di pasta frolla, di quelli che chiunque sia appassionato di cucina ha già fatto perlomeno una volta, dei quali potete trovare una delle possibili ricette proprio nel blog (Chiarapassion) che li propone in questa versione. In questo blog troverete, oltre ad alcune dritte per aumentare la resa della pasta frolla, il semplice trucco per ottenere questa simpatica soluzione: basta munirsi di un taglierino e, dopo aver dato la forma scelta alla pasta cruda (nel blog è a cuore), realizzare una fessura dello spessore necessario. Nel caso in fotografia, per quello spessore del bordo della tazza, una fessura larga 5mm, ma se lo spessore fosse maggiore basta fare una fessura più larga.
È un’idea che qualcuno potrà considerare banale, fin troppo semplice, ma in realtà chi ci ha mai pensato? Io di sicuro no. Anzi, questa idea mi ha stimolato ed ho cominciato a pensare ad altre possibilità analoghe, per cui dal mio punto di vista è geniale.
Il limite è la fantasia!
Enjoy

Limitless e le chicche del cinema


Si lascino da parte tutte le idee che riguardano i superpoteri: non si parla di questo. Anche se in un certo senso siamo nell’ambito di capacità ottenute con l’utilizzo della fantascienza. Sì perché il tema affrontato è quello (ok, non proprio originale) della scarsa percentuale del nostro cervello che siamo in grado di utilizzare, e quindi l’idea fantascientifica è quella di trovare un farmaco che, inducendo connessioni neuronali, ne permetta un utilizzo molto ampio (se non addirittura totale).
Sarebbe bello, vero?
In realtà, riflettendoci un po’, mi sono convinto del fatto che l’utilizzo che ne farei, una volta assunto il prodotto, non è affatto detto sia quello che avrei pensato di fare prima di assumerlo: tale sarebbe lo sviluppo della mia intelligenza che poi ne determinerei con maggior acume il più idoneo uso.

Di fatto nel film si ipotizza la storia di uno scrittore affetto dal tipico “blocco”, che vede la sua vita andare a rotoli, un pezzo dopo l’altro, e si sente così prossimo a dover dichiarare il suo totale fallimento da rifugiarsi in una pasticca, che il suo ex cognato gli ha regalato in quanto rappresentante di questo nuovo medicinale, già testato e in via di ottenere l’approvazione governativa.


L’assunzione del farmaco (che da quel momento si riconoscerà grazie all’incremento dell’intensità dei colori) indurrà nel protagonista -l’eccellente Bradley Cooper- una sensazione che all’inizio non comprende appieno, ma che in breve lo porta a fare una serie di cose incredibili per tutta la durata dell’effetto... e solo dopo si renderà davvero conto di quello che la sostanza assunta gli ha donato.

Quali sono le domande che ne emergono? Tante, tante. E fra queste: si tratta veramente di un medicinale? Ma dà assuefazione... o dipendenza? E ha degli effetti collaterali?
Sicuramente ve ne saranno già venute in mente altre, ed altre ancora si accenderanno andando avanti: il film è costruito bene, fila come un treno e lascia poco tempo per riflettere, ma le domande le fa emergere.

L’ho visto varie volte ed ogni volta mi è piacito guardarlo, fino in fondo: paradossalmente mi rilassa, sebbene contenga scene violente e crude e diversi momenti di tensione, e ne esco sempre soddisfatto... specie se ho la possibilità di mangiare senza limiti (limitless, appunto) le mie adorate Chicche del Cinema!

https://mattcrump.com

… e, chiaramente, bevendo Chinotto a volontà, di qualunque marca sia!

Enjoy

Immortal ad Vitam e Halloween

Di Oscar Francioso

“Immortal ad vitam" (Immortel ad vitam) è un film del 2004 scritto e diretto dal semi-sconosciuto (almeno in italia) Enki Bilal. Prima di parlare del film, vorrei parlarvi del regista. Bilal è uno stempiato fumettista originario della ex-Jugoslavia, naturalizzato francese. Ha pubblicato svariate graphic-novel e diretto, ad oggi, tre film. “Immortal ad vitam" è basato sulla sua “Trilogia Nikopol”, in special modo sui primi due volumi: “La Fiera Degli Immortali” (La foire aux immortels, 1981) e “La donna in trappola” (La Femme piège 1986). 

Ecco la trama. 2095. New York è sotto la dittatura “nascosta” della Eugenetics Corporation. Gli umani come li conosciamo non esistono più. Tutti si sono fatti innestare degli organi artificiali. Sopra la città appare una piramide, nella quale gli Dei dell’antico Egitto giudicano Horus. Al povero dio-falco verrà tolta l’immortalità e ha sette giorni per procreare. Per farlo deve impossessarsi di un corpo maschile, ma nessun corpo è in grado di ospitarlo perché modificato geneticamente. Solo Nikopol - un prigioniero politico criogenizzato trent’anni prima - è in grado di accogliere Horus. Il suo corpo non ha subito modifiche. Jill è una mutante che non ricorda niente del suo passato. Ha poteri paranormali, come leggere nel pensiero e sparare bolle di energia dalle mani. Non ultimo: può procreare con un dio… Chiunque ammorbi il prossimo con frasi tipo “eh, ma era meglio il fumetto…” oppure “sì, ma nel libro…” dovrebbe essere messo al rogo. Si tratta di media differenti quindi è ovvio che sia necessario fare dei tagli da una versione all’altra. Questo non significa che la cosa venga sempre fatta bene. La trama ha dei buchi allucinanti. Un elenco dettagliato occuperebbe dieci pagine. 


Se la pellicola fosse durate 30 minuti in più nessuno si sarebbe offeso. Anzi, penso che molti non sarebbero usciti dal cinema con la voglia di ammazzare Bilal. Il fumetto l’ho letto e mi è piaciuto, niente da dire. I disegni, però, ricordano quelli di Moebius. Più nel primo volume che negli altri. Vi rendo edotti di questo perché, come nel fumetto Bilal ha “preso ispirazione”, anche nel film è successa la stessa cosa. Se desaturaste i colori del “Quinto Elemento” e scassaste qualche auto, otterreste la New York di “Immortal”. Questo non rovina il film (né il fumetto, a dirla tutta). Bilal ha visto qualcosa che gli piaceva e se lo è rielaborato. Permane comunque una sensazione di già visto. 

La pellicola è intensamente sperimentale. Pochi attori sono “reali”. Tutti gli altri sono realizzati per mezzo del Motion Capture e il 90% degli sfondi sono in computer grafica. Probabilmente i soldi non erano molti. Il mocap non è bellissimo neppure oggi (checché ne pensi Zemeckis), quindi figuratevi nel 2004. La computer grafica non è eccellente. Vale comunque la pena di dargli un occhio. Un po’ per lo sperimentalismo che lo contraddistingue, un po’ perché, non essendo un film di fantascienza americano, la trama è decisamente atipica. 

Post Scriptum: “Alieni Egizi nel futuro!?”. Lo so, è un’idea decisamente pacchiana, ma non posso essere oggettivo su questa cosa. Sono cresciuto con la VHS di Stargate, quindi capitemi.

Consiglio la visione di questo film per Halloween, festa pacchiana per eccellenza ma non per questo meno divertente. E potrete sbizzarrirvi in snack 'a tema' come questo. 


www.aspicyperspective.com
Si tratta di semplici biscotti al burro con al centro un cioccolatino Lindor.. tutto sta nel fare la giusta decorazione. Trovate la ricetta e tutte le spiegazioni qui. Altre idee divertenti invece le trovate qui.
SalvaSalvaSalvaSalva

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...