Non Solo Scimmie, Arachidi e Banane



Ai tempi della mia iniziale adolescenza, quando ancora non rientravo nella fascia dei cosiddetti “teenagers”, la saga del Pianeta delle Scimmie era un vero e proprio cult. È vero, uscì negli Stati Uniti tra il ’68 e il ’73, ma io la vidi solo dopo, quando giunse alla televisione italiana alcuni anni più tardi. Allora, la tecnologia per gli effetti speciali era molto limitata: rivedendolo oggi, in effetti, quel prodotto tende a sfiorare un po’ il ridicolo, considerando che il salto tecnologico ha fatto ormai raggiungere dei livelli all’epoca inimmaginabili; tuttavia alla base c’era una storia interessante e (ai tempi) originale, che compensava abbondantemente la scarsezza negli effetti speciali; per non parlare della recitazione, che a quei tempi era dominante rispetto al resto, e dell’alto livello del cast: sia sufficiente dire che l’interprete del protagonista, Taylor, era nientepopodimeno che Charlton Heston!

Sono stato un grande appassionato di quella saga, specie dei primi due film, che ho visto e rivisto; devo però ammettere, in tutta onestà, che oggi anche la storia puzza un po’ di stantio e nel volerla ripresentare bisogna anche pensare a come ringiovanirla per renderla godibile, riscrivendola profondamente e introducendo elementi e aspetti sociali nuovi, magari cercando di creare lo sgomento attraverso un’idea nuova e sperimentale.

Apes Revolution non lo fa: è più vicino a una sorta di remake privo di originalità, nonostante l’aver fatto scatenare gli eventi in modo differente (forse più realistico, ma non intrigante) ed aver ambientato la storia in tempi non molto successivi alla “rivoluzione”. Il film quindi vale qualcosa (ma non più di qualcosa) solo per gli appassionati della vecchia saga del “Pianeta delle Scimmie” che, come me, ne portano ancora un bel ricordo dentro. E questo è quanto.


Ora tutti staranno pensando: va bene, è un film in cui ci sono le scimmie e quindi proporrà sicuramente una ricetta con le banane o con le noccioline! Perciò io rispondo: dovete fare un passo in più e ricordare che, nonostante il problema nel film riguardi tutto il mondo, la storia si svolge sempre e solo in America; pertanto la ricetta non può essere altro che il famosissimo… Sandwich di Banana e Burro d’Arachidi.
http://www.pauladeen.com

È molto semplice e si prepara in soli 5 minuti: basta avere due fette di pane, una banana e due cucchiai di burro d’arachidi. In pratica, mentre si fanno tostare le fette di pane, ci si preoccupa di tagliare la banana in pezzetti piccoli; poi si spalma il burro d’arachidi sul pane tostato, si mettono i pezzi di banana dentro e si chiude il sandwich, magari tagliandolo in due prima di servirlo.

Se poi si usano semplicemente due fette di pane integrale, le informazioni nutrizionali sono le seguenti:
- Calorie: 290
- Proteine: 10g
- Grassi: 11g (2g dei quali saturi)
- Carboidrati: 45g
- Fibre: 6g

Enjoy!

Malefica Cecità



Esiste un ristorante, in zona Firenze Sud, che ha stipulato una sorta di accordo con un’associazione di non vedenti al fine di realizzare, su richiesta, un evento decisamente particolare dal titolo “Cena al Buio”. Ero del tutto all’oscuro -scusate il gioco di parole- di un’iniziativa del genere e ne sono stato coinvolto, inaspettatamente, solo perché la cena era inclusa all’interno di un evento molto più ampio al quale avevo aderito.
In buona sostanza l’idea è di far provare l’esperienza di mangiare senza l’ausilio della vista, che per noi vedenti è un senso che predomina e condiziona tutti gli altri. Per far ciò, il ristorante mette a disposizione una sala in cui viene ricreato artificialmente il buio totale, lasciando poi la completa gestione della sala all’associazione di non vedenti che ricopre il ruolo di guida e servizio ai tavoli.
Proibito qualsiasi oggetto che possa dare anche il minimo bagliore, come cellulari e orologi fosforescenti, vengono date le istruzioni base su come essere in grado di affrontare la cena senza fare disastri e quindi si viene condotti in questo “buio assoluto”.

Senza che poniate la domanda, ve lo dico subito: circa un terzo del gruppo, dopo pochi secondi, non se l’è più sentita e si è fatta portare fuori, potendo comunque beneficiare della stessa cena in un’altra sala… con la luce. Effettivamente l’esperienza è molto forte e non c’è da sorprendersi che qualcuno non riesca a sopportare l’oppressione del buio, ma se si supera la fase iniziale, allora diventa una cosa davvero nuova e originale: mi sono divertito molto e so che mi porterò dentro la serata, non pensando di essere arrivato a comprendere cosa significhi essere non vedenti (sarebbe sciocco crederlo) ma proprio di aver provato ad assaggiare pietanze senza avere idea di cosa fosse il contenuto del piatto cui mi approcciavo, affidandomi solo a tatto, gusto e olfatto.

Quello che viene da pensare al termine della serata è che troppo spesso siamo condizionati dalla vista: non solo da quello che vediamo, ma anche da quello che non riusciamo a vedere, da quello che crediamo di vedere e, soprattutto, da quello che talvolta “vogliamo” vedere, magari guidati da altri sentimenti che danno, a modo loro, una forma particolare di cecità.



È noto da sempre che in preda a sentimenti come paura, avidità, ambizione, odio, vendetta si rischia di esserne accecati al punto di compiere azioni sbagliate. Ho letto molti libri e visto molti film che affrontano questo vasto tema: l’ultimo della lista è Maleficient, una forte rivisitazione della favola della principessa Aurora (la notissima “Bella addormentata nel bosco”) in cui la maledizione è lanciata da una fata accecata dall’odio e dalla sete di vendetta nei confronti di Stefano, padre di Aurora, che le ha tolto le ali accecato dalla sua ambizione a diventare il successore del re.

Non è un film che porti qualcosa di mai visto, ma scorre bene e cattura l’attenzione. Ho gradito anche l’assenza di canzoni (il tipico tormentone dei prodotti cinematografici della Disney che ho sempre tollerato poco) e anche come fosse azzeccata la scelta di Angelina Jolie (di solito solo esteticamente valida) nel ruolo della fata che si pente di aver agito male nella sua cecità.
Inoltre questa volta ho scelto saggiamente: niente 3D! Il film è molto piacevole nella visione naturale e se ne esce sufficientemente soddisfatti. Probabilmente non è poi necessario vederlo al cinema: anche visto comodamente a casa va bene, solo che il cinema ha sempre quel po’ di fascino in più che non guasta.


La cantante che interpreta questa rivisitazione di “Once Upon a Dream”, la storica  canzone del capolavoro Disney “The Slipping Beauty”, è Lana Del Rey. Se non la conoscete vi invito a provare l’esperienza: nonostante l’aspetto da classica teenager americana, ha una voce molto bassa e calda con notevoli capacità d’interpretazione e canta spesso testi… come dire… sorprendenti. E questo l’ho scoperto quando, per caso, ho guardato la versione sottotitolata di una canzone che conoscevo e che mi piaceva abbastanza: Cola.

Vi ho dato l'input: se vi interessa approfondite per conto vostro.
Enjoy!

La Mossa del Pinguino .. e la Grattachecca



L'esordio alla regia di Claudio Amendola è un film divertente e ben riuscito; racconta di un 'improbabile manipolo di eroi' che riesce ad accarezzare il sogno olimpico cimentandosi in uno sport poco conosciuto e praticato, il curling.

Avete mai visto il curling in tv? E' uno sport assai strano, ogni squadra si cimenta nel lancio di una pesante pietra di granito detta 'stones' che deve scivolare sul ghiaccio fino a raggiungere una zona contrassegnata da anelli concentrici. Il suo percorso può essere agevolato dai componenti della squadra per mezzo delle scope da ghiaccio, che scaldano la superficie per far scorrere meglio lo stones. In altre parole, come viene definito nel film, una sorta di 'boccette su ghiaccio'!.

I quattro protagonisti (Edoardo Leo, Ricky Memphis, Ennio Fantastichini, Antonello Fassari) ovviamente romani doc, sono animati da obiettivi diversi e hanno tutti una gran voglia di rivalsa. Partecipando insieme a questa impresa folle e romantica - arrivare a giocare alle Olimpiadi Invernali di Torino! - sperano di ottenere il loro momento di gloria, ciò che li farà sentire vivi. 




Come finisce il film lo scoprirete voi, e guardandolo capirete anche perché oggi vi vogliamo parlare di una bevanda ghiacciata, famosa soprattutto a Roma, che è perfetta per rinfrescarci d'estate. La Grattachecca. 


Pinterest/The Spanish step apartment Rome

A differenza della granita, ottenuta unendo l'acqua ai vari sciroppi messi a congelare, la grattachecca si ottiene tritando un grosso blocco di ghiaccio e aggiungendo succhi o sciroppi di frutta. Il nome 'grattachecca' deriva proprio dal verbo 'grattare' e da 'checca', termine con il quale un tempo si identificava il grosso blocco di ghiaccio utilizzato per refrigerare gli alimenti. Sono sempre più rari i chioschi dove è possibile gustarla 'originale' perché sempre più spesso sono utilizzati cubetti di ghiaccio già tritato. 

Dove trovare il chiosco migliore? Date un'occhiata qui, e scegliete il vostro preferito..  




Milano Film Festival .. cosa aspettate?



Il Teatro Strehler con il suo Sagrato, il Teatro Studio Melato, il Parco Sempione, la Triennale di Milano, lo Spazio Oberdan e l'Auditorium San Fedele sono alcuni dei luoghi  nei quali per 11 giorni il Milano Film Festival porterà film e ospiti da tutto il mondo. Il Festival è giunto quest'anno alla sua 19esima edizione e porterà innovazione, creatività, attenzione ai registi emergenti e musica in tutta la città. Il programma di quest'anno presenta circa 200 opere raramente visibili in sala, tra anteprime internazionali e incontri con i talenti emergenti. 

Il programma prevede il Concorso lungometraggi, aperto solo a opere prime e seconde di registi provenienti da ogni parte del mondo, e il Concorso cortometraggi, riservato a registi under 40; The Outsiders, che affianca le sezioni competitive del festival; la decima edizione della rassegna Colpe di Stato, che si sofferma sulla realtà complessa del sistema di potere nel mondo; il Focus Animazione con la tradizionale maratona di corti al Parco Sempione e tanti altri appuntamenti. C'è spazio anche per la musica con i concerti sul Sagrato e PARKLIVE, un festival di concerti e dj-set in programma ogni sera alle 18.30 al Parco Sempione. 




L’appuntamento è dal 4 al 14 settembre 2014, ma potete già acquistare l'abbonamento  on-line e approfittare così per usufruire degli sconti e convenzioni a cui vi dà diritto. Per saperne di più cliccate qui

Per tutti gli aggiornamenti andate sul bellissimo sito www.milanofilmfestival.it, scoprirete tante iniziative interessanti, anche per chi non abita a Milano, come le proiezioni gratuite di MyMoviesLive!

Sarà dura scegliere a quale partecipare … nel frattempo vi consigliamo di rinfrescarvi in stile NonSoloPizzaeCinema, con un po' di frutta .. ma 'creativa'!!


Matrix, tecnologia e innovazione



Ricordo bene l’acquisto del mio primissimo lettore DVD: eravamo a cavallo del nuovo millennio e fu davvero una grandissima emozione! J
Va da sé che non aveva senso prendere un lettore senza comprare anche i DVD da leggere, così ne comprai subito due. Il primo non poteva che essere il mitico Frankenstein Junior, una scelta prettamente dettata dal cuore; il secondo invece doveva assolutamente essere un film che esaltasse la migliore qualità offerta da un DVD, rispetto all’ormai vetusto VHS. La scelta quindi cadde su Matrix, che avevo già visto con piacere al cinema e del quale avevo sentito eccellenti recensioni sulla versione in DVD.

Oggi, ormai, anche i DVD sono diventati vetusti, ma all’epoca era proprio una gran figata. Tanto che spendevo molto tempo, cosa che ora non faccio più, a guardarmi anche tutti i contenuti speciali. Quelli di Matrix, devo dire, erano fatti davvero bene: con questo film, infatti, i fratelli Wachowski avevano apportato grandi innovazioni nella regia, adottando delle tecniche di ripresa mai viste prima di allora… e tutto era molto ben descritto nei contenuti speciali.
Matrix è un film che ha fatto storia, sia per i suoi effetti speciali molto innovativi, ma anche per una trama molto interessante, ideata e sviluppata molto bene, che stuzzica la fantasia e la curiosità dello spettatore toccando ossessioni e paure che (magari in misura molto piccola e forma differente) ognuno di noi ha avuto almeno una volta.

È una pellicola che rientra a pieno titolo nella fantascienza, cosa che probabilmente lo rende meno gradito ai non amanti del genere (posizione che capisco e rispetto, anche se non condivido), e che contiene scene indimenticabili e così belle che sono inutili da citare per chi ha già visto il film (perché le avrà ben impresse nella memoria), ma che soprattutto è vietatissimo anticipare a chi lo deve ancora vedere: rovinare la sorpresa sarebbe imperdonabile.

Come ho riscontrato varie volte, e magari ho già avuto modo di parlarne in atri post, nella cultura statunitense c’è una pietra miliare che ne costituisce il fondamento e il punto di riferimento, cioè la storia di Alice nel Paese delle Meraviglie. Non dico che il riferimento non sia calzante in questo film, ma confesso che il continuo e ripetuto uso di questi collegamenti talvolta lo trovo fastidioso e mi viene quasi voglia di considerarlo come un aspetto negativo. Ammetto, però, che è una cosa mia e probabilmente solo mia, per cui non è corretto che lo faccia.

Ho amato Matrix e tuttora mi capita di rimetterle il mio vecchio DVD nel lettore di tanto in tanto. La stessa cosa non vale invece per i suoi sequel, già partendo dal secondo episodio “Matrix Reloaded”. Non tutti la pensano come me, ma molti sì: uno in particolare ha addirittura regalato una sua divertente spiegazione della storia che ha intitolato “Matrix Respieghed”. Penso che, in qualche modo, ve ne dovrò fare regalo anch’io, perciò “stay tuner”!

Stiamo parlando di un film che -a suo tempo- è stato un’innovazione, per cui ora voglio continuare proponendo un’innovazione anche in cucina: è un piatto che ha subito destato la mia curiosità non appena mi è stato proposto dalla mia “Single Malt Distillery” preferita, cioè la Aberlour.



Si tratta della ricetta di uno chef inglese (…rabbrividiamo?), Marcello Tully, dal titolo
Petto d’anatra in salsa di frutto della passione 
e patate novelle schiacciate

Non l’ho mai fatto e non sono ancora in grado di valutarne la qualità. Oltretutto, fin da quando andavo alle scuole medie, mi è sempre stato noto il tema di quanto fosse scarso il valore della cucina in Inghilterra (ricordo sempre il tipico detto inglese: “Dio creò il cibo e il diavolo fece i cuochi”). Però, da amante del Single Malt, non mi posso esimere dal segnalarlo e, al più presto, provarlo. La ricetta è lunga e in inglese, per cui vi regalo il link in cui potete studiarvela e vi traduco l’introduzione.

http://www.greatbritishchefs.com/

“Petti d’anatra meravigliosamente cucinati sono accoppiati a una notevole salsa a base di frutti della passione in questa ricetta sull’anatra di Marcello Tully. Le patate schiacciate offrono un eccellente accompagnamento per l’anatra e il piatto può essere servito con fagiolini leggermente cucinati, come mostrato nell’immagine. Quando si sceglie il whisky per la salsa ai frutti di passione, selezionatene uno con note più leggere e dolci; quelli che si adattano meglio sono i whiskey irlandesi e diversi blended whisky, oppure, se si vuole un Single Malt, usare quelli dello Speyside.”

Enjoy

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...