Ritratto della Giovane in Fiamme, lunedì del Mabuse e Quatre Quarts Gateau

Nell’anno 2000 sono stato assunto dall’azienda nella quale tutt’oggi, dopo oltre 20 anni, lavoro. Nell’ufficio in cui fui collocato al mio ingresso, ebbi modo di conoscere una persona decisamente particolare, di nome Damiano, che aveva come me una forte passione per il cinema. In realtà lui faceva anche parte di un Cineclub, fondato un paio di anni prima a Prato, che aveva lo scopo di promuovere -fra varie altre cose- il cinema d’autore, proiettandone uno a settimana in un cinema che aveva aderito all’iniziativa. Il nome di quel club, Mabuse, è tratto dal vecchissimo film diretto nel 1922 da Fritz Lang, Il Dottor Mabuse, della durata di ben 270 minuti (4 ore e mezza!). Non l’ho visto, non ancora almeno. Sinceramente non ne sono mai stato particolarmente attratto, ma leggendone la trama e lo sfondo sociopolitico non escludo che un giorno possa decidere di dedicarmici.

Di fatto, ancora oggi il Cineclub continua ad operare e, all’interno della programmazione 2020 dell’arena estiva Castello Dell’Imperatore a Prato, gestisce la selezione del film proiettato nei tre lunedì di agosto a partire dal 10. E proprio il primo lunedì ho scelto di andare a vedere Ritratto della Giovane in Fiamme, un film francese, ambientato nel XVIII secolo, in cui una giovane ma talentuosa pittrice viene incaricata di eseguire, in un’isola della Bretagna, il ritratto di una fanciulla, con l’intento d’inviarlo al promesso sposo che ancora non l’aveva mai vista.


Erano altri tempi, i ritratti ricoprivano spesso il ruolo di fotografie per le persone più abbienti, dando sostegno ai pittori, che con quelli riuscivano a sostenere la loro attività lavorativa. Erano anche tempi in cui spesso, nell’alta società, i matrimoni venivano combinati per ottenere vantaggi sociali ed economici, e nei quali la considerazione verso le donne era drammaticamente bassa. Tuttavia la regista
Céline Sciamma riesce a ricreare una situazione intensa e al tempo stesso delicata, quasi tutta al femminile, esaltata dalla forza della semplicità e dell’apertura di sé al prossimo. Chiaramente, come per tutti i lavori francesi, se c’è amore c’è immancabilmente forte sofferenza, ma in questo caso non poteva non esserci e ammetto che il tutto è stato gestito magistralmente.

Consiglio di guardarlo perché è un buon lavoro, anche se fondamentalmente è semplice e delicato come quell tipico dolce bretone che si compone di 4 ingredienti base uniti in parti uguali:

 

Quatre Quarts Gateau

Ingredienti: Uova, burro, farina e zucchero nella stessa quantità (contiamo 3 uova, che dovrebbero pesare ~160g), 1 cucchiaino di estratto di vaniglia, 8g di lievito in polvere per dolci e qualche pizzico di sale, più zucchero a velo per guarnire.

Preparazione: mentre si lascia sciogliere il burro, lavorare con le fruste elettriche, in una ciotola, il composto di uova, zucchero e vaniglia fino a renderlo chiaro e spumoso. In un’altra ciotola setacciare la farina e il lievito, con un pizzico di sale, mescolare e poi aggiungerne al composto un cucchiaio alla volta, mescolando dolcemente dal basso verso l’alto per non smontare. Dopo aver aggiunto un altro pizzico di sale, versare a filo il burro fuso mentre si riprende a montare il composto con le fruste.  A burro amalgamato, versare l’impasto in uno stampo per plum-cake precedentemente imburrato (nel nostro caso le misure adatte sono 26 x 11.5 x 7.5 cm) e infornare in forno statico (preriscaldato) per 40’ a 170°C. Finita la cottura, farlo raffreddare e servirlo su un vassoio, dopo averlo adeguatamente ricoperto con zucchero a velo.

Il dolce è soffice e goloso, ideale per la colazione o per un brunch, e non è solo semplice da realizzare ma è anche molto facile ricordarne gli ingredienti.

Enjoy!