Buen Camino e la Torta di Santiago
di Babe
La fine dell’anno, per me, ormai da qualche tempo, significa cinema.
E come da tradizione, in questo periodo le sale propongono soprattutto film leggeri e spensierati.
Non sono esattamente i miei preferiti, ma se c’è Checco Zalone posso anche fare uno strappo alla regola. Campione di incassi fin dal primo giorno di uscita: c’è da aspettarsi grandi cose… o forse no? Con questo dubbio amletico inizia la visione.
Lo stereotipo del ChecCO ricCO e COglione non si fa attendere.
«È questa la felicità? … No, è quella», predicava già a Niccolò in Sole a catinelle (2013), seduto su uno yacht mentre ne indicava uno più grande. Anche qui ritroviamo una figlia, Cristal, che sa bene che questa non è la felicità.
Ha tutto, sì, ma non ha un padre. O meglio: ha un padre che crede di assolvere ai propri doveri genitoriali aumentando il plafond delle carte di credito.
Ed ecco servita la morale di Buen Camino: il cammino dei pellegrini verso Santiago di Compostela che Cristal intraprende per trovare la propria strada e la propria felicità, ma che diventa anche il cammino dell’anima di un padre. Durante il percorso perde superficialità e acquista sensibilità. Chissà se durerà…
Il tema è quanto mai attuale e di difficile soluzione: riguarda soprattutto i nostri giovani, sempre più spesso preda di malesseri psicofisici, ansie sociali, disturbi alimentari e molto altro.
Forse, in fondo, tutti dovremmo percorrere un pezzettino di strada verso Santiago, che – essendo “maschio” – è certamente più potente e affidabile di Lourdes o Medjugorje… Io ne avrei davvero voglia, ma il problema sarebbe dormire negli ostelli con le mie apnee!
Ma questo è un altro film.
Per concludere: mi è piaciuto o no?
Più sì che no. Sono però consapevole che, senza il volto di Zalone – che ti fa ridere anche quando sta zitto – non sarebbe stato lo stesso successo.
Buon cammino e buon 2026 a tutti.
E al posto del panettone, vi consiglio ovviamente la Torta di Santiago, la celebre torta spagnola a base di farina di mandorle.
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Torta di Santiago
Ingredienti (stampo 22–24 cm)
250 g di mandorle pelate (meglio se macinate finemente)
200 g di zucchero
4 uova
Scorza grattugiata di 1 limone non trattato
1 cucchiaino di cannella (facoltativa ma tradizionale)
Zucchero a velo q.b. per decorare
Burro e farina (o carta forno) per lo stampo
Procedimento
Monta le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.
Incorpora delicatamente le mandorle macinate, la scorza di limone e la cannella.
Versa l’impasto in uno stampo imburrato e infarinato.
Cuoci in forno statico a 170°C per circa 35–40 minuti.
La superficie deve risultare dorata, l’interno umido.Lascia raffreddare completamente.
Appoggia al centro la croce di Santiago (una sagoma di carta) e spolvera con zucchero a velo, poi rimuovila con delicatezza.
Consigli
È ancora più buona il giorno dopo, quando i sapori si assestano.
Servila semplice o con un bicchiere di vino dolce o liquore alle erbe.
Curiosità
La Torta di Santiago nasce in Galizia ed è legata al Cammino di Santiago: le mandorle, ingrediente principale, erano un alimento energetico e facilmente conservabile per i pellegrini.
La famosa croce di Santiago non è solo decorativa: è il simbolo dell’Ordine di Santiago e identifica ufficialmente la torta come IGP (Indicazione Geografica Protetta).
Un dolce essenziale, senza farina, che racconta viaggio, spiritualità e tradizione

