Norimberga e la Torta Sacher
Di Filippo
Nonostante una durata impegnativa — quasi due ore e mezzo — il film scorre bene, sostenuto da due interpretazioni di altissimo livello. Russell Crowe offre un Göring magnetico e disturbante; Rami Malek è lo psichiatra Douglas Kelley, incaricato di valutare la sanità mentale dei gerarchi nazisti chiamati a rispondere delle proprie responsabilità. Il loro confronto diventa presto il vero asse narrativo: un duello psicologico tra due narcisismi, due ambizioni, due visioni del mondo.
Hermann Göring incarna l’archetipo del potere che si autoassolve. Eroe nazionale della Prima guerra mondiale, aviatore celebrato e successore del Barone Rosso al comando del suo stormo, entra poi nella cerchia più ristretta di Hitler, accumulando ruoli, ricchezze e influenza. È l’uomo dei rapporti con gli industriali che finanziano l’ascesa del nazismo, il simbolo di una corruzione ostentata e sistemica. Tossicodipendente cronico, al momento della cattura gli vengono sequestrate 40000 pasticche di morfina (ne consumava 40 al giorno): il corpo, come il potere, è ormai assuefatto.
Douglas Kelley, al contrario, si muove spinto da un’ambizione diversa ma non meno narcisistica. Cerca il “libro della vita”, l’opera definitiva che dovrebbe consegnarlo alla storia della psicoanalisi. Vuole capire cosa resti di umano nelle menti del genocidio, convinto che il Male possa essere spiegato, classificato, forse neutralizzato attraverso l’analisi.
Il processo di Norimberga segna la nascita del diritto internazionale sui crimini di guerra. La parte più inquietante del film sta nei dialoghi che mettono in discussione le categorie morali stesse della guerra. Quando Göring accosta i campi di concentramento all’uso della bomba atomica e liquida ogni distinzione con una frase brutale — “che cosa pensi che sia la guerra?” — il film smette di parlare del passato e comincia a parlare del presente. È impossibile non leggere quelle parole alla luce dei conflitti del 2025, e forse di tutti i conflitti di ieri e di domani. Da qui il mal di pancia.
La ricetta per questo film è legata ad un ricordo, un viaggio a Monaco durante il quale mi feci portare da amici al campo di Dachau, campo da cui riuscì a sopravvivere mio nonno materno (ma questa è un’altra storia…): all’uscita, come spesso accade dopo esperienze che non trovano parole adeguate, ci fermammo per un caffè e una fetta di torta. Un gesto banale, quasi ridicolo, per provare a mitigare l’amaro.
Forse è anche questo che racconta Norimberga: il tentativo umano, fragile e insufficiente, di convivere con l’orrore senza riuscire davvero a digerirlo.
Ingredienti (stampo 22 cm):
• 150 g cioccolato fondente
• 150 g burro
• 120 g zucchero
• 6 uova
• 150 g farina 00
• 1 bustina vanillina
• 150 g marmellata di albicocche
Preparazione:
1. Sciogli cioccolato e burro a bagnomaria.
2. Separa le uova: monta i tuorli con lo zucchero, aggiungi il cioccolato fuso.
3. Incorpora farina e vanillina, poi gli albumi montati a neve.
4. Versa nello stampo imburrato e cuoci a 170°C per 35–40 min.
5. Taglia la torta a metà e farcisci con marmellata di albicocche.
Volendo, si può aggiungere la glassa:
Ingredienti:
• 150 g cioccolato fondente
• 100 g zucchero
• 80 ml acqua
Preparazione:
1. Porta a ebollizione acqua e zucchero finché diventa uno sciroppo.
2. Togli dal fuoco, aggiungi il cioccolato tritato e mescola finché è liscio.
3. Lascia intiepidire e versa sulla torta (già farcita con marmellata).
Consiglio: versala a 35–38°C per una superficie liscia e lucida.

