It’s never over, Jeff Buckley e la Ángel Hair Pasta

 


Di Filippo

4 ottave. Più di Freddie Mercury e Mina. Un’abilità unica nel suonare la chitarra elettrica, come fosse un’acustica. Per People magazine, il dodicesimo nella classifica dei 50 più belli al mondo. Ma se volete capire chi fosse davvero Jeff Buckey dovete ascoltare il suo album Grace, unica registrazione in studio di quello che considero uno dei più grandi artisti degli ultimi tempi, la voce capace di ispirare - con il suo falsetto rock - i cantanti delle bands come Coldplay, Radiohead e Muse. 


  


 Il film (It’s never over, Jeff Buckley), prodotto da Brad Pitt, raccoglie le testimonianze delle donne della sua vita: la madre, le compagne, le artiste che si resero subito conto del suo immenso talento, esploso in maniera travolgente al tribute concert del padre Tim, artista folk che lo aveva abbandonato alla nascita e morto a 28 anni per overdose. In quel periodo Jeff si era spostato dalla California alla grande mela, dove alternava lavori da dogsitter e cameriere ad esibizioni live che attiravano il pubblico dell’East Village. Buckley era intensità emotiva pura, non “cantava” semplicemente le canzoni, le abitava completamente, con una vulnerabilità e una profondità rara. La sua versione di Hallelujah di Leonard Cohen è l’esempio perfetto — un brano già grande trasformato in qualcosa di iconico, quasi 

sacro. Una vita brevissima, un solo album in studio — eppure la sua voce continua a essere un punto di riferimento per chiunque voglia capire cos’è la musica con l’anima.​​​​​​​​​​​​​​​​ Il suo album Grace ha accompagnato i momenti più belli della mia vita. 

La ricetta da abbinare a questo film è quella preferita da Jeff in tour, la Angel Hair pasta alla marinara.  



Tritare l’aglio a fettine sottili e spezzare il peperoncino in piccoli pezzi. Versare abbondante olio in una padella capiente e far dorare aglio e peperoncino. Aggiungere un mestolo di acqua di cottura, poi unire i pomodori pelati schiacciandoli con un cucchiaio di legno. Profumare con origano generoso e aggiustare di sale. Lasciar restringere la salsa per una quindicina di minuti a fuoco medio. 

Nel frattempo cuocere gli spaghetti (finissimi, da cui il nome “Angel Hair”) in abbondante acqua bollente salata e scolarli direttamente nella padella. Mantecare bene la pasta nel sugo. 

Terminare con un giro d’olio a crudo e una generosa spolverata di origano.