Michael e i Popocorn



Di Filippo 


Bad. Alle volte devi esserlo anche con gli affetti più cari, per evitare di cancellarti e riuscire ad affermare la tua identità. Michael è la storia della prima parte (alla fine del film viene annunciato il sequel) della vita del King Of Pop, il più grande di tutti i tempi. 

   


La storia inizia con il piccolo Michael già star (a soli 5 anni!) dei Jackson Five, la band R&B dei fratelli Jackson che divenne la via d’uscita dalla povertà per la famiglia di un operaio del Midwest. La severità di Joe mi ha ricordato i racconti di altri padri-allenatori leggendari — quello di Agassi, quello delle sorelle Williams — uomini che non risparmiavano la durezza, e a volte la violenza fisica, pur di forgiare i figli e farne i più grandi di tutti i tempi. Joe ci riuscì davvero. 

Il talento di Michael era lampante, e non ci volle molto perché Diana Ross mettesse il suo zampino nel primo contratto con la Motown Records, la mitica etichetta che proiettò i Jackson Five nel giro che contava dell’R&B.

Michael cresce come bambino-star, cercando di riempire una solitudine forzata — i coetanei gli chiedevano già l’autografo — con la compagnia degli animali (topolini, poi pavoni, scimmie, serpenti, giraffe) e con racconti fantastici, primo fra tutti quello di Peter Pan, che avrebbe ispirato il suo Neverland Ranch.

Il film dà ampio spazio alle due figure centrali nella consacrazione di MJ a star mondiale: Quincy Jones, che produsse il suo primo album da solista (Off the Wall), e il manager John Branca, che — insieme al presidente della CBS Yetnikoff — riuscì a portare Thriller (l’album più venduto nella storia della musica) su MTV attraverso Billie Jean, in un network fino ad allora riservato agli artisti bianchi (Bowie fu tra i primi a denunciare pubblicamente questa discriminazione).

Il film tocca anche il lato umano e generoso di Michael: si stima che abbia donato oltre 400 milioni di dollari a cause benefiche legate ai bambini, una cifra mai raggiunta da nessun altro. E racconta il momento drammatico dell’incidente sul set di uno spot Pepsi, che sembra essere l’origine della sua dipendenza dagli antidolorifici — la stessa che lo porterà alla morte per overdose.

C’è qualcosa di malinconico nel film, che rimane sottopelle. Michael non ebbe mai davvero un’infanzia: fu adulto prima di capire cosa significasse essere bambino. E quelle lacune non si colmano — si trascinano, si trasformano, a volte si moltiplicano. La solitudine, gli animali, Neverland, Peter Pan: non erano stravaganze di un eccentrico, erano i tentativi disperati di recuperare qualcosa che nessuno gli aveva lasciato vivere. Una giovinezza negata lascia ferite silenziose che l’età adulta non sa rimarginare… e spesso nemmeno riconoscere.

Va reso merito a Jafaar Jackson, nipote di Michael, per le sue capacità eccezionali sia nel ballo che nel canto. La voce di Michael era unica per estensione (4 ottave) e per un falsetto straordinario, raggiunto in maniera naturalissima a partire dal registro di petto — quello che usiamo normalmente per parlare e cantare.

Lo so, ho un debole per i biopic musicali. Questo lo straconsiglio: è impossibile non canticchiare e muovere la testa al ritmo di Thriller, Billie Jean e Bad. 


La ricetta da abbinare al film è quella del cibo che Michael mangia la sera guardando Chaplin, abbracciato alla madre: i popcorn — con il trucco del “chicco spia”.




Ingredienti

80g mais da popcorn

3 cucchiai olio di semi (girasole o arachidi)

1 cucchiaino sale fino

20g burro (facoltativo)


Procedimento

1. Versa l’olio in una padella alta (o pentola con coperchio) e metti 3 chicchi di mais dentro. Copri e scalda a fuoco medio-alto. Aspetta che quei 3 chicchi esplodano — quando lo fanno, l’olio è alla temperatura perfetta. È il tuo segnale!

2. Togli i 3 chicchi esplosi (ormai hanno fatto il loro dovere, eroi silenziosi). Versa tutto il resto del mais in un unico strato. Rimetti il coperchio lasciando uno spiraglio per far uscire il vapore — altrimenti i popcorn diventano mollicci!

3. Tieni la padella per il manico e agitala avanti e indietro sul fuoco ogni 15-20 secondi. Questo evita che i chicchi brucino sul fondo. Sentirai un crescendo di pop — prima lento, poi sempre più frenetico. È il momento più soddisfacente della cucina.

4. Quando i pop si diradano a uno ogni 2-3 secondi, spegni subito il fuoco. Non aspettare il silenzio totale o bruceranno! Tieni il coperchio ancora 30 secondi — ci sono ancora chicchi in ritardo che finiscono di esplodere.

5. Versa i popcorn in una ciotola grande. Aggiungi il sale subito (si attacca meglio quando sono caldi). Se vuoi la versione cinema, sciogli il burro e versalo sopra mescolando bene. 


Varianti divertenti:

Dolci — sostituisci il sale con zucchero a velo e cannella. Formaggio — aggiungi parmigiano grattugiato finissimo appena fatti.

Piccanti — peperoncino in polvere + paprika affumicata.


Errori classici da evitare: non aprire il coperchio durante la cottura (chicchi volanti!), e non usare mais da polenta (ovviamente io l’ho fatto… e pure bruciato), serve mais specifico per popcorn.